domenica 7 ottobre 2012

COHEED AND CAMBRIA - The Afterman: Ascension (2012)


I Coheed and Cambria hanno rappresentato, congiuntamente a The Mars Volta e The Dear Hunter, una sacra trinità che ha tracciato le coordinate di un rinnovato post hardcore progressivo aggiornato agli anni Zero. Proprio i primi due gruppi hanno avuto una parabola artistica simile: dopo due album eccellenti si sono impantanati in un paludato manierismo del proprio stile. A deludere di più sono stati proprio i Coheed, tanto che non farei fatica a bollare i loro ultimi due lavori in studio come pessimi e, senza ripetermi, vi rimando a ciò che avevo scritto ai tempi di Year of the Black Rainbow.

Un certo sospetto per questo concept doppio (la seconda parte uscirà a febbraio) capirete a questo punto che era del tutto legittimo, infatti lo avevo liquidato abbastanza prematuramente. Questa volta però sono contento di essermi sbagliato dato che The Afterman: Ascension riporta la band di Claudio Sanchez in pista, facendolo somigliare tanto ad una nuova rinascita. Sanchez infatti, dopo aver narrato le gesta della famiglia Kilgannon, apre un nuovo concept, questa volta ispirato ad una costola della saga Amory Wars (a proposito, sapete che Mark Wahlberg e Stephen Levinson hanno comprato i diritti della storia per farne un film?), segnando il debutto al basso di Zach Cooper, oltre che il ritorno dietro i tamburi di Josh Eppard.

Certo, non c'è da gridare al miracolo, ma sicuramente The Afterman: Ascension è la cosa migliore del gruppo pubblicata  dai tempi di In Keeping Secrets of Silent Earth 3. Se ascoltiamo Key Entity Extraction I: Domino The Destitute in effetti si ha l'impressione che non sia cambiato molto. Forse perché è il brano che resta più ancorato al passato, sia per le sue strutture, sia per gli accorgimenti stilistici. Altrimenti l'opera ci regala un pugno di brani rocciosi e anthemici dalla durata abbastanza contenuta (tanto che il lavoro non arriva a 40 minuti di durata, il che è una novità per i Co&Ca). Quindi cosa è cambiato rispetto agli album precedenti? Il primo dato lampante è che l'heavy rock del gruppo si è fortunatamente liberato di quell'alone kitsch quasi da glam rock pacchiano, responsabile di aver frenato la componente progressiva. Il secondo dato è che questa volta i pezzi hanno avuto il tempo di maturare un retrogusto psichedelico, tipo la dolce The Afterman, arrangiata come una ballata spaziale con tanto di violini. Anche se non sarà immediatamente lampante, ciò si nasconde pure tra le pieghe dei brani più aggressivi.



Il brano che più di altri mette in chiaro la ritrovata ispirazione per un rock ad alta tensione è la viscerale deflagrazione di Key Entity Extraction III: Vic the Butcher, quasi drammatico e serioso per quanto presenta toni dark. Anche se il vero pezzo da novanta arriva quasi nel finale con Key Entity Extraction IV: Evagria the Faithful, un soul progressivo dove la sapienza strumentale, melodica e ritmica del gruppo raggiunge livelli sopraffini. Da annoverare immediatamente come una delle migliori composizioni di sempre dei Coheed and Cambria. I pesanti riff da blues trasfigurato di Mothers of Men e Key Entity Extraction II: Holly Wood the Cracked pescano talmente bene nell'estetica del classic rock che potrebbero divenire dei nuovi cavalli di battaglia. Goodnight, Fair Lady potrebbe rappresentare invece il nuovo singolo scacciapensieri sulla linea di A Favor House Atlantic o Crossing the Frame. Insomma ogni pezzo nasconde una serie di conferme che fanno riprendere quota ad una band che avevo dato per finita.



www.coheedandcambria.com

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