domenica 5 luglio 2020

New Ghost - Future is Dead (2020)


Con la costante del fondatore Chris Anderson i New Ghost vanno considerati come una band dalla line-up aperta e mai uguale a se stessa. Dopo aver esordito con l'album New Ghost Orchestra lo scorso anno, Anderson ha riunito un manipolo di musicisti per registrare alcune nuove canzoni e scegliere le tre rappresentativamente migliori per un EP che concettualmente avesse la forza di mostrare l'intensità del gruppo diluite in uno spazio di tempo limitato. Future is Dead lavora quindi sulla parte emozionale dell'art rock, attingendo ad atmosfere malinconiche e solenni che appartengono al retaggio alternative e post rock inglese, avvicinandosi alla stessa visione ad ampio respiro degli Aereogramme. Come questi ultimi concepivano il post hardcore in una dimensione orchestrale, i New Ghost ampliano gli orizzonti del dream pop contando su una ballata elettronica come Fountain e una dall'incontro sonico di post rock e shoegaze come Your Reds ed infine sconfinare dai parametri della new wave attraverso leggeri accenni prog con Every River. Dopo un esordio che poteva dare indicazioni confortanti sulla bontà della proposta di Anderson, Future is Dead, anche se conta su tre sole tracce, è abbastanza sufficiente per confermare i New Ghost come una band da seguire con attenzione.


venerdì 3 luglio 2020

McStine & Minnemann - McStine & Minnemann (2020)


Tra le decine di collaborazioni che si intercambiano tra artisti in ambito prog, c'è un nuovo duo (o superduo) che si affaccia all'orizzonte. Il nome di Marco Minnemann di sicuro non costituisce una novità in tale ambiente, meno noto può risultare quello di Randy McStine. Eppure per i lettori di altprogcore non dovrebbe essere del tutto sconosciuto. Supportato fin dagli esordi da Nick D'Virgilio con il nome di Lo-Fi Resistance, McStine ha pubblicato due album ed in seguito ha abbandonato la sigla per mettersi in gioco con il proprio nome e comunque continuando ad ospitare nelle sue produzioni musicisti che ruotano attorno all'universo prog. Uno di questi è stato proprio Minnemann il quale, dopo aver collaborato con McStine a livello solista per alcuni singoli, ora si unisce a McStine, realizzando un intero album completato a distanza, scambiandosi i file e le idee via internet come andava di moda tra musicisti anche prima dell'emergenza Covid-19.

Il contenuto musicale di McStine & Minnemann era inizialmente previsto per un EP, ma poi le idee stimolanti e reciproche di entrambi lo hanno trasformato in un album di 35 minuti suddiviso in dieci tracce. Da ciò si può evincere che la loro durata, presa singolarmente, risulti tutt'altro che elevata. Sia Minnemann che McStine, come accennato, si sono cimentati separatamente in attività soliste, il batterista ha addirittura una discografia piuttosto corposa. Le doti compositive quindi ai due non mancano e per la scelta del percorso da intraprendere nell'album si sono indirizzati verso sentieri sicuri ed a loro già noti. Ecco quindi che McStine & Minnemann è un concentrato di prog, pop e art rock che si inserisce in continuità e in sintonia nell'ottica di quanto già prodotto dal duo anche in ambiti autonomi.

I brani rispettano nella maggior parte dei casi la forma canzone, ma è negli intermezzi che il duo si dedica a soluzioni prog, attraverso passaggi strumentali elaborati. Il drumming di Minnemann è come sempre volto a sottolineare le doti di virtuoso dello strumento che talvolta sfocia nel lezioso. Per fortuna il gusto pop rock di McStine funge da ottimo contraltare al fine di mantenere lo svolgimento su binari non troppo fini a se stessi e sopra le righe. Ciò che emerge da McStine & Minnemann è il talento indiscutibile dei due e la sensazione che potrebbero fare faville anche in eventuali orizzonti maggiormente declinati al prog, in una veste a più ampio respiro.



mercoledì 1 luglio 2020

Altprogcore July discoveries


Disheveled Cuss è il progetto solista di Nick Reinhart, chitarrista e voce dei Tera Melos. Conoscendo Reinhart ci troviamo di fronte ad un rock alternativo sempre teso verso le soluzioni e variazioni tematiche meno scontate, ma che in questo caso cerca una via più lineare rispetto alle folli strutture dei Melos.



Una band greca che proviene da origini black metal e che con il nuovo Eden In Reverse cambia totalmente prospettiva. Gli Hail Spirit Noir si reinventano come art rockers retrofuturisti costantemente affascinati da atmosfere dark e gotiche, con qualche dose di post prog.



A parte sapere che è un trio proveniente da Portland (Maine, non Oregon) poche altre informazioni sono note degli As Real, anche perché Marveless è il loro primo lavoro e, seppure viene definito un EP, la lunghezza dei brani in esso contenuti può benissimo comparare l'esordio ad un vero e proprio album. Il sound è uno scontro tra shoegaze, space rock e i Deftones più psichedelici.



W,TR o Wolf, the Rabbit è il progetto solista di Sam Sartorius dei jazz math rockers Le Grand. L'album Maypole prende il math rock da una prospettiva elettronica e dreampop.



Gli Helicopria nella loro carriera hanno prodotto tre EP ed è stata la prima band in cui ha militato il batterista JP Bouvet. Il connubio tra alternative, emo e prog viene paragonato da loro stessi a band come Circa Survive, Paramore e The Dear Hunter.

mercoledì 24 giugno 2020

Hum - Inlet (2020)


Per il rock alternativo americano degli anni '90 gli Hum sono una vera e propria leggenda, avendo influenzato con il loro sound spazialmente shoegaze decine di band emo, alt metal e post hardcore del nuovo millennio come The Felix Culpa, Hopesfall e Junius. Dopo il quarto album in studio del 1998 Downward is Heavenward il gruppo si è sciolto nel 2000 per poi riformarsi saltuariamente solo per partecipare ad alcuni festival. Dal 2017 gli Hum avevano reso noto di lavorare ad un nuovo album di inediti, ma da quel momento le notizie ufficiali non hanno dato più segni di vita. Fino a ieri quando all'improvviso, senza alcun annuncio preventivo, il gruppo ha pubblicato a sorpresa il quinto album Inlet.

Il lavoro segna senza dubbio un ritorno in grande stile, dato che l'inimitabile formula degli Hum non ha perso una briciola della sua intensità, al contrario le canzoni pulsano dall'infinito spazio profondo dello shoegaze e della distorsione, creando un perpetuo muro psichedelico siderale nel quale perdersi, in direzione di un viaggio verso i meandri più caleidoscopici dell'elettrificazione.

Anche la produzione appare sempre più solida, corposa e compatta rispetto al passato, dando modo a pezzi come Waves e Cloud City di muoversi con sicurezza solenne tra i droni cadenzati delle stratificazioni elettriche e i lontani echi distorti. Il sound è talmente amplificato e poderoso da sfiorare lo stoner e il doom nei trip acidi di In the Den e The Summoning. A tale proposito stupisce positivamente la scelta di dedicarsi a variazioni ad ampio respiro, i quali permettono di dilatare la ricerca sonica e regalare le tracce più lunghe della carriera della band.

In nove cadenzati minuti Desert Rambler è prima un razzo puntato verso le stelle più brillanti, poi si culla in tranquilli oceani fluorescenti di echi lontani. Folding presenta un registro chitarristico avvolgente, dove l'impasto sempre in equilibrio precario tra assonanza e dissonanza si inerisce nel filone pop dello shoegaze. La conclusiva Shapeshifter è una lunga coda che sprofonda in una malinconia siderale accompagnata ancora da chitarre elettriche affilate mai apparse così accoglienti e leggiadre. Dopo ventidue anni di assenza dalla studio di registrazione, con Inlet gli Hum mantengono altissima la reputazione che si sono conquistati, pur rimanendo costantemente un culto ai margini della musica di consumo.


lunedì 22 giugno 2020

Align in Time - On a Spiral (2020)


Il giovane chitarrista di Providence John Boles è attivo con il nome Align in Time da alcuni anni, e già nel 2011 aveva esordito con un album dal titolo Me and My Arrow. La sua è una musica strumentale sospesa tra post rock e prog, nella stessa linea del costruire paesaggi sonori simili a Tides of Man, Caspian e Vasudeva. Il seguito di Me and My Arrow arriva solo ora, a distanza di nove anni, ma On a Spiral si fregia di una consapevole maturità e una produzione ben bilanciata sulle dinamiche, un aspetto fondamentale per questa tipologia di musica.

Coadiuvato dal batterista Tyler Mahurin, Boles mette insieme una scaletta fatta di brani che al loro interno mutano equamente da introspettivi passaggi atmosferici a solenni crescendo, proprio nella miglior tradizione e lezione impartita dal post rock. Ma il senso melodico di Boles e la sua predilezione per gli accenti limpidi e riverberati della chitarra, fanno in modo che On a Spiral si accosti anche alle deviazioni più orecchiabili del math rock moderno. Il suo lavoro sullo strumento comprende infatti anche arpeggi stratificati, riff spigolosi e note legate a cascata come nel tapping.

This is Later raggruppa proprio tali caratteristiche, partendo da una cellula math rock per poi svilupparsi in un vorticoso saliscendi di arpeggi e solismi. Gli orizzonti distanti e i grandi spazi evocati da Absorb e Finish It adottano la potenza strumentale propria di band alternative art rock come Thrice e Dredg. Una caratteristica che si riflette sulle dinamiche e sulle sonorità di molto altro materiale presente nell'album, innescando una malinconia di fondo presente su Speaking, I Go Too e nelle collegate No Miracle e If There's Nothing You Can Do. Alla fine uno dei complimenti migliori che si possa fare a On a Spiral è che si lascia ascoltare più volte senza essere sopraffatti da un senso di stanchezza. La sua forza melodica e la sua carica emozionale ne fanno un gradevole ascolto di questi tempi.


martedì 16 giugno 2020

Ebonivory - The Long Dream I (2020)


Se siete ancora dopo molti anni alla ricerca di nuove leve provenienti dalla scena progressive rock australiana, quindi di conseguenza molto influenzata dall'aspetto metal e post hardcore, gli Ebonivory possono riempire quella voglia di aggiungere qualcosa alla già ricca proposta.

Dopo due EP (Ebonivory I, 2014 - Ebonivory II, 2016) e un album (The Only Constant, 2015), il nuovo The Long Dream I, pubblicato il 5 giugno, appare come un'opera che si presenta ambiziosa nello svolgimento, ovvero un concept che sarà suddiviso in due parti e incentrato sui ricordi famigliari dell'adolescenza del cantante Charlie Powlett, il quale ha fondato il gruppo nel 2014 ed in seguito si è affiancato agli amici chitarristi Jake Ewings e Louis Edwards, al bassista Connor McMillan e al batterista David Parkes. The Long Dream I è interamente autoprodotto ed è stato masterizzato dall'ormai presenza fissa nelle produzioni australiane di questo tipo Forrester Savell.

A differenza dei loro conterranei nel trovare un sound metal che li possa contraddistinguere, ma che comunque rimane ancorato ai dettami classici del genere, gli Ebonivory possiedono un'impronta stilistica molto statunitense nel preservare la linea che unisce progressive rock e post hardcore, aggiungendo una componente di epic metal alla formula. Il ricorso a sfumature djent e a ritmiche estremamente elaborate, molto evidente e prominente nell'interplay tra basso e batteria, richiama con forza gli stilemi di quella scuola, che nel tempo si è definita come experimental post hardcore o come sua deviazione nello swancore. Il risultato è un mix tra il tecnicismo melodico e hardcore degli Eidola e il power prog metal dei Caligula's Horse. Proprio per questo ad un orecchio smaliziato e ormai avvezzo a tali sonorità, gli Ebonivory forse non susciteranno un grande impatto.

sabato 13 giugno 2020

Spirit Fingers - Peace (2020)


Il pianista jazz Greg Spero e la sua creatura Spirit Fingers pubblicano il secondo album Peace, che arriva a due anni dal sorprendente esordio del quartetto, che conta Dario Chiazzolino alla chitarra, Mike Mitchell alla batteria e il nuovo arrivato Max Gerl al basso, che va a sostituire
Judi Jackson presente in quattro tracce, ricordando che Spero è stato coinvolto in passato pure nel pop mainstream quando aveva affiancato Halsey nei suoi tour, anche se qui naturalmente l'approccio è prettamente soul jazz. Inoltre abbiamo la presenza di Braxton Cook (Spirt Food) e Greg Ward (Cokes with Gregs) al sassofono, Bubby Lewis (Nolo) al basso e Jonathan Scales (Lamelia) alla batteria.

Peace è quindi in definitiva un album molto più eclettico del primo lavoro, mostrando vari aspetti della versatilità compositiva di Spero, che va dal jazz rock alla Return to Forever al soul e alla fusion degli Snarky Puppy, fino all'improvvisazione più prettamente nu jazz. Le tante anime di Peace denotano anche una velleità di spingersi verso ogni possibile declinazione del jazz contemporaneo, tentando strade differenti dove il quartetto si trova comunque sempre a proprio agio.


mercoledì 10 giugno 2020

Frost* - Others EP (2020)


Dopo aver rimesso insieme i Frost* in seguito ad una lunga pausa di riflessione, il mastermind del gruppo Jem Godfrey sembra non volersi fermare, fortunatamente aggiungiamo. Il nuovo EP Others è solo un assaggio di ciò che ci aspetta in futuro ed è compilato con brani rimasti fuori dal precedente Falling Satellites, album pubblicato ormai quattro anni fa. Ma nuove offerte sono all'orizzonte, in quanto i Frost* stanno preparando un nuovo album che se tutto va come deve andare vedrà la luce a settembre, al quale seguirà poi un'antologia con artbook dal titolo 13 Winters e conterrà anche il qui presente EP che per ora è disponibile solo in versione digitale.

Others è un perfetto compendio (o appendice) a Falling Satellites, ripercorrendo con Fathers e Clouda il percorso di quel prog rock bombastico e futuristico che caratterizzava tracce coraggiose e originali come Towerblock e Numbers. Il martellante utilizzo di percussioni elettroniche tra l'umano e l'umanoide, le inondanti tastiere sintetiche, gli effetti distorti di voce e strumenti, fanno come sempre del progressive dei Frost* un mondo a sé stante, totalmente avulso dal panorama attuale del genere. Godfrey fonde benissimo elementi pop, synthwave, techno e colto in un contesto più ampio che non stona mai, anche quando si tratta delle esagerazioni da capogiro, specie nel caso della infuocata tribal dance di Exhibit A.

Stupisce poi Eat, un pezzo che si serve dei parametri tecnologici pop del momento e dei loro conseguenti trucchi di arrangiamento, poi in un colpo solo rimette in riga popstar mainstream sopravvalutate come Billie Eilish, mostrando cosa si può fare nel medesimo ambito con giusto un margine di talento in più. Down è infine un chiaro tributo di Godfrey ai Genesis di The Lamb Lies Down on Broadway, citando, neanche troppo velatamente, l'intenzione dell'incipit della title-track adattandola all'interno di un dream prog delicato e sognante. In definitiva i Frost* continuano a non sbagliare un colpo, ormai il loro stile è riconoscibile e per fortuna non si lascia mai tentare da facili datati canoni prog nostalgici.

martedì 9 giugno 2020

Dizzy Mizz Lizzy - Alter Echo (2020)

 
Da più di 25 anni sulla scena musicale alternativa danese, il power trio dei Dizzy Mizz Lizzy non è quello che esattamente si riconosce tra i nomi più noti nel panorama prog o metal, in quanto la loro attività è stata piuttosto sporadica, anche a causa degli impegni da solista del principale compositore e frontman Tim Christensen (chitarra, voce) che si affianca a Martin Nielsen (basso) e Søren Friis (batteria). Alter Echo è infatti solo il loro quarto album in studio e, nonostante il gruppo parta da radici post grunge e power rock, il disco porta in dote anche alcuni richiami al progressive, non fosse altro per la suite in cinque parti Amelia posta in chiusura e che nell'edizione in vinile occupa l'intera seconda facciata.

Il rock di Alter Echo è quindi impostato principalmente sulle chitarre, anche se ciò non esclude l'intervento di tastiere e qualche accenno di mellotron, rock molto americano e debitore per certi versi dei Rush, ricordando pure il potente e solenne prog AOR dei coevi Dream the Electric Sleep. Il dominio chitarristico si palesa fin da subito nella stratificazione iniziale elettrica e strumentale di The Ricochet, che praticamente fa da introduzione al primo brano vero e proprio In the Blood, dotato di un cadenzato riff dall'andatura western. Il minimo comune denominatore che si fa strada anche nel brano successivo Boy Doom è un fascio elettrico compatto, che va a creare, più che veri e propri accordi, una sequenza progressiva di droni dal sapore medioreintale.

In the Middle si tinge di colori elegiaci e quasi dai toni ecclesiali, per quelle tastiere in sottofondo, futuristiche ma che ricordano le sfumature di un organo, mentre California Rain riprende la strada di un classico power rock americano. I Dizzy Mizz Lizzy firmano un lavoro tutto sommato gradevole, che non presenta grandi sussulti o chissà quali innovazioni, ma per gli amanti del power prog rock potrebbe risultare una scoperta da segnalare.

lunedì 1 giugno 2020

Altprogcore June discoveries


Emme Phyzema è una eclettica signorina e polistrumentista che ha deciso di suonare prog, o meglio ancora avant-garde e rock in opposition. Nel mese di aprile ha pubblicato addirittura due album, molto differenti, ma con il medesimo senso di ricerca e sperimentazione. A Series of Related Dreams è stato mixato da Ben Spees dei The Mercury Tree, mentre il responsabile del mix di Chronic Bronchitis è Bob Drake, giusto per dire da chi è supportata Emme.





Arrivati al quarto album con Down Through, I Gleemer si dedicano ad una musica atmosferica e melodica contaminato in modo pronunciato dallo shoegaze e dal midwest emo.



Deep Blue è l'esordio discografico di Louise Patricia Crane, prodotto in collaborazione con Jakko Jakszyk nel quale lui suona anche la chitarra. Il risultato è un dreampop fuso con il gothic che prende quasi a modello Julianne Regan e i suoi All About Eve. La Crane comunque non si è fatta mancare nulla dato che alla batteria compare come ospite Danny Thompson (Kate Bush/Peter Gabriel), inoltre Ian Anderson è responsabile di alcuni interventi di flauto, mentre al basso è stato chiamato Scott Reeder (Kyuss).



The Last Giant è un duo di musicisti provenienti dalle isole Shetland e Between Light è un nuovo singolo che percorre le strade del prog metal tecnico. Sempre con tale stile Jamie Hatchbar (chitarra/synth/batteria programmata) e Chris Cope (basso) avevano già realizzato l'EP Chronos//Kairos nel 2015 con il nome Giant.



sabato 30 maggio 2020

Dutch Uncles - Live at Old Granada Studios (2020)


A pochi giorni dalla pubblicazione di Big Balloon, nel febbraio 2017, i Dutch Uncles si esibirono in un set promozionale dal vivo di circa 30 minuti tenuto all'Old Granada Studios, al cospetto di un pubblico ristretto, filmando e registrando tutto. Il live fu reso pubblico quasi immediatamente in formato video su YouTube, però ancora non era comparsa una versione audio ufficiale. I Dutch Uncles in questi giorni di lockdown devono aver pensato a questa carenza e all'ipotesi di realizzarlo anche in tale formato e da alcuni giorni il Live at Old Granada Studios è disponibile su Bandcamp, scricabile anche in modo gratuito. Il set prevedeva per lo più estratti da Big Balloon come è comprensibile, con in aggiunta la cover di Stay dei The Blue Nile.



venerdì 29 maggio 2020

Hayfitz - Capsules (2020)


Molto prima che gli Oh Malô annunciassero il loro scioglimento, il frontman Brandon Hafetz aveva reso noto il suo progetto solista con lo pseudonimo Hayfitz. Così nel gennaio 2019, durante una sessione di registrazione tenuta a Seattle quasi in completa solitudine e durata diciotto giorni, Hafetz ha messo insieme dodici tracce per quello che sarebbe divenuto il suo primo album da solista intitolato Capsules.

Questa particolare condizione di approccio si riflette inevitabilmente sul mood dell'intero album: intimo, notturno, acustico, quasi sussurrato dalla voce in falsetto di Hafetz, capace di infondere ancor di più una calma sognante, ma che riprende molto del lato romantico degli Oh Malô. Nonostante questo apparente minimalismo, le canzoni di Capsules sono ricche di effetti evanescenti, strumenti che creano abbellimenti eterei, vibrazioni di lontani riverberi, come a creare una dimensione ultraterrena. Aggiungere tali atmosfere è stato possibile anche grazie all'amico e collaboratore Patrick Gregg, con il quale Hafetz ha inserito in seguito altri strumenti come sassofono, clarinetto, sintetizzatori modulari e analogici, sommando il tutto alle scarne canzoni che si sono quindi avvalse di sottostrati sonori e sfumature nel creare una coerente aura onirica per tutta la durata.


www.hayfitz.com

martedì 26 maggio 2020

The Velvet Teen - il nuovo singolo "Mean Mind" e un album in lavorazione


La storia che segue è il seguito di una notizia di due anni fa, quando i The Velvet Teen realizzarono un singolo inedito - Parallel Universes - che in realtà era già stato pubblicato in precedenza esclusivamente in Giappone in formato 7". Il lato B di quel vinile conteneva un altro inedito dal titolo Mean Mind che vede la luce in formato digitale solo ora e che, come Parallel Universes, non farà parte del nuovo album a cui il gruppo sta lavorando. La notizia che infatti accompagna l'uscita di Mean Mind è quella che i The Velvet Teen, reduci da poco da un tour con i Caspian, stanno dando gli ultimi tocchi a quello che sarà il successore di All is Illusory ormai risalente al 2015, e che i tre sperano di completare entro la fine dell'anno. Ma conoscendo i tempi dilatati del gruppo non stupisce che si stiano dilungando più del dovuto nella produzione di un nuovo lavoro.




lunedì 18 maggio 2020

Jaga Jazzist - Pyramid (2020)


Inizialmente previsto per la pubblicazione il 24 aprile, il nuovo EP dei Jaga Jazzist Pyramid, è stato spostato per il 7 agosto, una sorte simile ad altri album che hanno slittato l'uscita vista la situazione attuale sempre più incerta. Per la sua durata Pyramid potrebbe essere considerato comunque un album a tutti gli effetti, dato che sfiora i 40 minuti di durata e le quattro tracce contenute sono delle lunghe evoluzioni post jazz e psych fusion, che soddisfano un ascolto più profondo con la loro ricchezza sonica a più livelli. Il disco segna l'ingresso dell'ottetto norvegese nella scuderia Brainfeeder, l'etichetta curata da Flying Lotus, altro musicista di confine. Pyramid è un suggestivo viaggio e commento sonoro nel futuro passato, una specie di equivalente musicale delle illustrazioni retro futuristiche di Syd Mead.

Il mix strumentale che viene a crearsi è assolutamente affascinante: pur percependo la loro appartenenza al XXI secolo, le composizioni di Pyramid pongono l'accento in un'esplorazione timbrico/sonora piuttosto che snodarsi in sezioni multipartite. L'insieme genera un ibrido da corto circuito temporale: le spore psichedeliche provengono dagli anni '70, il sound design dei sintetizzatori ha un che di retrowave anni '80, mentre la coolness jazz delle vibrazioni ritmiche e orchestrali arriva direttamente dagli anni '60. In un certo senso Pyramid segna un capitolo nuovo per i Jaga Jazzist, frutto di una sinergia collaborativa tra i membri questa volta più attiva, dato che è il primo album autoprodotto dal gruppo stesso e realizzato in sole due settimane. Un ascolto tripedelico.


mercoledì 13 maggio 2020

Shiner - Schadenfreude (2020)


A cavallo del vecchio e del nuovo secolo gli Shiner hanno pubblicato una serie di album molto influenti, ma di culto, per la scena math rock e post hardcore, primo fra tutti Lula Divinia (1997). Per risalire all'ultimo capitolo discografico della band di Kansas City bisogna tornare indietro di addirittura diciannove anni. A distanza di tutto questo tempo, la stessa formazione che ci lasciò con The Egg (2001) torna adesso con Schadenfreude, un album che tiene conto delle trasformazioni del rock alternativo americano degli ultimi quindici anni. In molti hanno paragonato gli Shiner agli Hum e ancora in effetti risplende quella scintillante elettrificazione sonica di chitarre lisergiche e rallentate, ma gli Shiner vanno a scavare anche nel post grunge e nell'emocore, sembrando una sublimazione tra Soundgarden e Sunny Day Real Estate.

Come gli Hum, gli Shiner danno sfogo ad acide cavalcate space hardcore, arrivando a tracciare percorsi shoegaze che avvolgono la materia con tutto il loro calore su In the End. L'intento degli Shiner infatti non sembra quello di spingere ad ogni costo sulle dinamiche emozionali e sulla ruvidezza abrasiva ma, come nel singolo Life as a Mannequin e Low Hanging Fruit, dare origine a delle atmosfere lente ed inesorabili nelle quali sprofondare. Poi compaiono anche pezzi più energici tipo Nothing, Genuflect e Paul P Pogh che pongono in risalto la sezione ritmica e il pulsare incessante del basso. La distorsione rimane come sempre la protagonista negli album degli Shiner e anche su Schadenfreude assume un ruolo preponderante, ma la loro non è alimentata da propellente heavy rock, ma è più simile ai vortici nebulosi dello shoegaze, come se risucchiasse lo spazio intorno a sé. Bentornati Shiner, ce n'era bisogno.




martedì 12 maggio 2020

Introducing Animal Society


Giovanissimo quintetto proveniente da Glasgow, gli Animal Society hanno deciso di dare al jazz odierno un'impronta rock e prog con accenti aggressivi. Guidati dal chitarrista e principale compositore Joe Williamson, il gruppo si distingue per avere in organico due tastieristi: Alan Benzie e Craig McMahon, che si suddividono i compiti tra elementi elettronici, effetti al synth e solismo più consono al jazz, infine la sezione ritmica composta da Graham Costello (batteria) e Gus Stirrat (basso).

Gli Animal Society hanno debuttato con l'EP RISE nel 2018 e proprio due mesi fa è stato rilasciato un nuovo pezzo dal titolo Hieroglyph, molto potente e incisivo nel dettare una chiara linea di crossover tra jazz e math rock. Williamson è stato in precedenza coinvolto nel quartetto Square One col quale ha realizzato due album e nel 2018 è stato insignito del premio Young Scottish Jazz Musician of The Year al Glasgow Jazz Festival.




lunedì 11 maggio 2020

City of Souls - SYNÆSTHESIA (2020)


Il nome dei City of Souls, band che si affaccia come una novità nella scena prog metal, racchiude in realtà un collettivo di sei elementi veterani della scena musicale alternativa neozelandese, un supergruppo con membri provenienti da vari gruppi tra cui Blindspott, Blacklistt, 8 Foot Sativa. I City of Souls vengono fondati nel 2014 dai chitarristi Trajan Schwencke e Steve Boag ai quali si aggiungono, il terzo chitarrista Marcus Powell, il cantante Richie Simpson (New Way Home), il bassista Daniel Insley (Solstate) e il batterista Corey Friedlander (In Dread Response / 8 Foot Sativa).

Dal 2015 il sestetto è già attivo nel rilasciare i primi singoli, anche se l'uscita dell'album d'esordio SYNÆSTHESIA prodotto dal veterano Forrester Savell, si è concretizzata solo ora, dopo un lungo ed accurato lavoro in studio portato avanti per cinque anni. Forse anche per questo il disco contiene la bellezza di sedici tracce per una durata complessiva di quasi 70 minuti.

La presenza di Savell al banco di regia è quasi una garanzia per chi ama quel prog metal proveniente dall'emisfero australe, andando a toccare quelle corde di equalizzazione tra pesantezza e melodia, bagagli genetici che fanno parte di storici nomi come Karnivool, Caligula's Horse, Circles, Chaos Divine, Dead Letter Circus. E proprio a questi ultimi, tra i tanti nomi che possiamo citare, i City of Souls si avvicinano in quanto ad approccio, per cercare di non esagerare troppo con la durata o la complessità formale. Le canzoni della band sono infatti costruite su binari piuttosto consoni a forme ortodosse e basate su chorus ben definiti.



domenica 10 maggio 2020

The Physics House Band - METROPOLIS (2020)


I The Physics House Band con METROPOLIS realizzano il loro primo album live, alquanto anomalo dato che registrato in studio con un pubblico di poche persone, ma con i tempi che corrono tale procedura potrebbe diventare la norma, anche se il presente documento risale al 2019. Suonato ai Metropolis Studios di Londra, il set di brani si apre naturalemnte con l'intera performance dell'ultimo EP Death Sequence (2019) con il fondamentale apporto al sax del nuovo membro Miles Spilsbury, che si è recentemente unito all'originale trio formato da Dave Morgan (batteria), Adam Hutchison (basso, synth) e Samuel Organ (chitarra, synth). Si continua poi nella rivisitazione di alcuni pezzi tratti dai precedenti Mercury Fountain (2017) e Horizons/Rapture (2013) nel consueto ventaglio che spazia tra jazz fusion, prog e math rock.



sabato 9 maggio 2020

Sunset Mission - Journey to Lunar Castellum (2019)


I Sunset Mission sono un nome assolutamente nuovo nella scena prog e questo perché è costituito da giovani musicisti, provenienti da Boston, oltretutto talentuosi. Sì, poiché c'è da sottolineare come i componenti Dana Goodwin, Jan Schwartz, Jacob Schwartz siano in grado di intercambiarsi tra i vari strumenti in modo competente, assumendo vari ruoli nelle tracce, infine il gruppo è completato dalla voce femminile di Jessica Gray e dal batterista Cam Roux.

Journey to Lunar Castellum è quindi il loro esordio, che fortunatamente privilegia un approccio fresco e originale al progressive rock, tralasciando i classici canoni barocchi e sinfonici. Si va dal beat disco e funk di Writer's Block e Redemption Drive al math rock a più strati di Kaleidoscopic Key e Forest Slope, dall'ambient new age di Ceilica alla prog fusion di All This Time We Wait e Time Station. Tutti questi generi affrontati con giovane entusiasmo, fanno di Journey to Lunar Castellum una lavoro eclettico e pieno di vitalità, pervaso da quell'urgenza creativa tipica di un'opera prima. Il fatto poi di come sia suonato in modo eccellente e portato a termine con grande senso di una visione e direzione ben precise, non fa altro che aggiungere un occhio di riguardo nei confronti di una band appena nata.


venerdì 8 maggio 2020

Time King - Adventureland (2020)


Oltre che sopraffini musicisti, i Time King si sono mostrati anche dei discreti nerd, coverizzando con competenza e divertimento alcune sigle di anime e videogiochi. Ormai il quintetto non deve più provare di essere una grande risorsa di talento nascosto per la scena prog, ma dopo la pubblicazione di un album e un EP ancora in molti si devono accorgere di loro per tributargli i giusti riconoscimenti.

Adventureland è un nuovo EP che raccoglie alcuni dei brani scritti durante gli ultimi due anni e mezzo (alcuni sono rimasti fuori, ma recuperabili su Bandcamp), e come sempre è una miscela esplosiva e competente di prog fusion, funk rock e jazz pop metal, sempre che questa definizione abbia un senso. Il fatto è che i Time King rimangono nella sfera dell'esecuzione e scrittura complessa senza però rinunciare alla forma canzone, all'orecchiabilità e al coinvolgimento ritmico. Un altro bel tassello da aggiungere alla loro discografia.




giovedì 7 maggio 2020

Six Gallery - Instrumental Discography (2020)


I pionieri del math rock/post prog Six Gallery, che nel 2010 pubblicarono il seminale Breakthroughs in Modern Art per poi sciogliersi, negli ultimi anni si sono rimessi in attività cercando di dare un seguito a quell'unico album che nel frattempo è stato ristampato anche in vinile. Proprio in questo momento particolare il gruppo ha deciso di riemerge per un'iniziativa lodevole di solidarietà. Oltre a devolvere il ricavato delle vendite del suddeto vinile ad un'associazione locale di Columbus, Ohio, per i bisognosi di cibo, i Six Gallery hanno caricato su Bandcamp tutto il materiale precedente a Breakthroughs in Modern Art i cui guadagni si aggiungeranno a tale iniziativa.

Di seguito la loro dichiarazione:
"Hey everyone! We hope y'all are doing well, we're doing pretty good. This has become a crazy, unpredictable world that we're living in and many have been deeply affected by the crisis we're all working through. It's in times like these that it is important to give what you can, when you can, to those who need it the most. We have decided that all profits made from the sale of the vinyl release of "Breakthroughs..." will be donated to the Mid-Ohio Foodbank, an organization that strives to connect hungry people with nutritious food in our local community. In addition to that we are releasing our entire instrumental discography (3 EP's and 1 single) through our Bandcamp page, and all proceeds generated from that will be donated as well. You'll be able to enjoy music we released as an instrumental band from 2005-2008, which currently cannot be found anywhere else. We'll keep you posted on our donation amounts and please stay safe out there!"

domenica 3 maggio 2020

O'Brother - You and I (2020)


Poche band come gli O'Brother sanno trasmettere un senso di oppressione e inquietudine. Nei loro album, anche quando la curva sonora si alza inevitabilmente verso territori post hardcore, permane un'oscura marea elettrica che avvolge tutto con malinconico pessimismo. E' forse per questo che i lavori degli O'Brother non sono adatti ad ogni occasione, ma vanno ascoltati con il giusto umore, altrimenti si rischia di intristirsi ancora di più. You and I, l'ultima fatica del gruppo, che andrebbe premiato solo per il coraggio di averlo pubblicato in piena pandemia ed aver fissato il prezzo della versione digitale su Bandcamp ad un dollaro, non fa eccezione. Solamente che questa volta gli O'Brother calmano i toni e si lasciano andare ad un serafico ed apocalittico clima che pervade la cadenza funerea di quasi ogni traccia.

Se prima le abrasive dinamiche utilizzavano anche squarci hardcore e metallici, ora gli sviluppi, i percorsi, i crescendo e i quiet/loud, lasciano il campo ad un immutabile doom post rock dove a dominare è un'atmosfera elegiaca che si impadronisce di brani come Slipping, Locus, Spill on the Carpet e Leave Me Out. L'unica eccezione può essere rappresentata da Halogen Eye, che vede l'ospitata di Simon Neil dei Biffy Clyro alla seconda voce, oppure nella quasi industriale e disturbante Black Tide, e ancora Soma, che sembra una marcia con progressioni alla Muse, ma molto, molto più rallentati.

La musica degli O'Brother si muove infatti con la stessa consistenza della viscosità, lasciando dietro di sé una scia come un ristagno paludoso. Only Other e Killing Spree ammorbidiscono leggermente questo stato di trance nebuloso grazie al ricorso di arie acustiche e psichedeliche, che lasciano intravedere un ultimo bagliore all'interno di un buco nero che inghiotte tutta la luce intorno a se. Gli arpeggi acustici li ritroviamo anche su What We've Lost, ma qui siamo più dalle parti della depressione dei Radiohead e dell'alternative rock, piuttosto che nel profondo abisso di tenebre in cui sprofonda tutto l'album.


sabato 2 maggio 2020

Miles Paralysis - b0nx (2020)


Sono passati ormai due anni dal primo album che segnava la collaborazione dei polistrumentisti Alex Litinsky (A.M. Overcast, Grand Beach) e Jon Markson (Such Gold, Taking Meds) sotto il nome di Miles Paralysis. Separati da una lunga distanza tra Winnipeg e Brooklin, la questione logistica non ha impedito ai due di continuare a produrre musica ed ecco arrivare il piccolo b0nx EP. Piccolo perché come è noto, per chi segue questo genere, già gli album contengono canzoni brevissime, ma imbevute di idee a raffica e la durata totale spesso sfiora quella di un EP. Per questa logica verrebbe quindi da considerare b0nx come un singolo a doppia facciata.

Il math pop combinato con il pop punk dei Miles Paralysis produce anche qui quattro piccoli rompicapo, percorsi con cambi improvvisi, armonie vocali e ritmiche schizofreniche - sulla brevissima Luna/Kya e su Honey Blocks, ovvero quello che per loro è l'equivalente di una epic track nei suoi tre minuti e mezzo; questa volta provando anche ad insaporire le frenetiche melodie con qualche linea di archi su Tuned Out e sulla mini ballata Nova.

venerdì 1 maggio 2020

Altprogcore May discoveries


Gruppo francese abbastanza eclettico nel balzare improvvisamente tra atmosfere dinamiche differenti. Per i NORD The Only Way To Reach The Surface è il secondo album, che non ha timore di affrontare post hardcore, post rock, math rock e blackgaze con la stessa devastante potenza e frenesia. Come se le follie su piani sovrapposti di The Fall of Troy e dei Gospel si fossero incontrate.



Earthly è il debutto dei Garden of Delights, band romana di post metal/djent guidati dalla voce femminile di Federica Capretti. Molto elaborato ed etereo al tempo stesso.



Un trio di pop punk/emo tutto al femminile quello delle Meet Me @ The Altar. Bigger Than Me è stato il loro primo EP, ma hanno da poco pubblicato il nuovo singolo May The Odds Be In Your Favor.


Eventide è l'esordio degli australiani Reliqa, risalente a due anni fa. Loro sono un quartetto prog metal con voce femminile, hanno appena pubblicato il singolo Mr. Magic e si preparano al secondo lavoro.



Multi-Moment degli irlandesi LEO DREZDEN è un album risalente al 2015, scoperto solo di recente. Encomiabile il livello strumentale con cui combinano post rock e math rock, con tracce di Three Trapped Tigers.



Dalla Russia il primo album strumentale del chitarrista dei Nota Amara Alexander Bryl, a.k.a. Lobster Note, è uno sperimentale viaggio tra jazz metal, fusion e avant-garde.

giovedì 30 aprile 2020

Music by Gestalt - Debussy’s Fawn (2020)


A poco più di un anno di distanza dal debutto da Schubert's Pony, il trio jazz Music by Gestalt, guidato dal pianista Tim Johnson insieme a Miller Wrenn al basso, Ben Scanlan alla batteria, pubblicherà questa estate il secondo album Debussy’s Fawn. Lo scopo dei Music by Gestalt non è quello di proporre un tipico jazz che ci si aspetterebbe da un trio, ma piuttosto contaminare trasversalmente la musica colta con più elementi. Sullo stile pianistico di Johnson ha sempre fatto capolino l'influsso della musica classica, ma se il primo album mostrava un gruppo dalla verve scoppiettante, sfumature ruvide e ritmiche nervose da math rock, Debussy’s Fawn si lancia in una direzione quasi opposta con forti accenti cameristici e d'avanguardia, senza comunque tralasciare l'importanza e la preponderanza della sezione ritmica.

Forse è proprio tenendo fede al nome del compositore impressionista francese che dà il titolo all'album, che il nuovo lavoro dei Music by Gestalt declina verso percorsi ancora più colti e classici. Ed è così che The Frog's Song appare sottotraccia come una sonata cantabile, con il contrabbasso di Wrenn suonato con l'archetto come a creare una leggera dissonanza, trasfigurata da scombinazioni ritmiche, mentre Church Music si fonda su un continuo crescendo edificato dagli ampi arpeggi di Johnson, anche in questo caso l'andamento è molto declinato al classico più che al jazz. Le reiterazioni, i piccoli movimenti verso nuovi accordi sembrano arrivare direttamente dal minimalismo, ma anche sulla title-track il contesto percussivo accelera la dinamica e l'evoluzione del brano verso territori math jazz. 

Lo sviluppo della suite finale Rabbit in a Snowstorm è suddiviso in tre parti da circa sedici minuti in totale, interpretate come musica da camera sperimentale, ospitando in qualche sezione la violinista Shalini Vijayan ed il percussionista Anthony Stornolio. Nella prima parte una lunga introduzione di ricerca timbrica del violino apre quella che ha tutto l'aspetto di una lunga improvvisazione formale. In questo caso entriamo in una prospettiva avant-garde da cui la suite devia a partire dalla seconda parte, inaugurando un continuo ed ostinato piano concerto che trabocca di accordi battuti ed arpeggiati. La terza parte ne prosegue le premesse con ancor più frenesia. Con Debussy’s Fawn i Music by Gestalt si spingono perciò molto oltre, rispetto al primo album, nella sfida per ottenere risultati originali e trasversali nella sfera della musica jazz.

Tracklist:

1.The Frog's Song
2.Church Music
3.Debussy's Fawn
4.Rabbit in a Snowstorm, Part 1
5.Rabbit in a Snowstorm, Part 2
6.Rabbit in a Snowstorm, Part 3

 https://musicbygestalt.com/



martedì 28 aprile 2020

RIVIẼRE - Passage (2020)


A tre anni dall'uscita di Heal, esordio dei francesi RIVIẼRE, penso in pochi si ricordino del loro nome. Eppure quell'album costituiva un'autorevole prima prova, prodotta da Forrester Savell e molto vicina al prog metal intellettuale dei Karnivool. Durante il loro percorso i RIVIẼRE hanno perso il bassista e cantante (che ha abbandonato il gruppo nel 2018), diventando di fatto un trio con la decisione di proseguire senza rimpiazzarlo.

Passage è una seconda prova che rimane in ambito prog metal, ma che si allontana dall'ingombrante paragone con i Karnivool di cui godeva il pur interessante primo album. Sempre all'Australia comunque sembrano guardare i RIVIẼRE, con i forti echi tribali dei COG che si fanno strada su Wordless. Tutto sommato però la band cerca di essere più personale questa volta, cercando alternative, osservando altre possibilità sonore, che si risolvono portando sul tavolo passaggi chitarristici mutuati dal math rock (Shapeless) oppure onde soniche vorticose provenienti dal post rock (la title-track, Surface), oltre che pertinenti tracce di elettronica che aumentano l'atmosfera "retrofuturistica" (New Ghost, Pressure Steps).

In questo modo Passage assume dei connotati psichedelici e alternative rock, molto più incline ad aperture melodiche. Insomma, nulla di rivoluzionario, però apprezzabile come i RIVIẼRE abbiano mostrato la volontà di evolvere e cambiare.

lunedì 27 aprile 2020

VAR - The Never-Ending Year (2020)


Per la densità demografica la piccola Islanda accoglie decisamente un gran numero di band al suo interno. I VAR sono una tra le ultime espressioni ad emergere dall'isola, anche se in verità il gruppo non nasce adesso con l'album The Never-Ending Year, ma la sua fondazione risale al 2013, come un progetto solista di Júlíus Óttar (voce, chitarra, piano) che ben presto inizia a collaborare con altri musicisti scelti tra amici e familiari: la moglie Myrra Rós (synth, voce), suo fratello Egill Björgvinsson (basso), Arnór Jónasson (chitarra) e Andri Freyr Þorgeirsson (batteria).

Nella prima fase la musica del gruppo assume contorni molti vicini al post rock calmo ed etereo dei Sigur Ros, culminando nell'album Vetur (2017). Con le defezioni di Myrra Rós e Andri Freyr, sostituito da Sigurður Ingi Einarsson, i VAR iniziano a riconsiderare il proprio sound, animando le dinamiche con maggior presenza ritmica ed elettrica, aggiungendo in più melodie più inclini all'indie rock piuttosto che al post rock. The Never-Ending Year lascia da parte droni, musica d'ambiente e ripetitività e si dedica più alla melodia ed a creare vasti e suggestivi paesaggi sonori intrisi di intensa dolcezza e asprezza che richiamano inevitabilmente la dicotomia della natura delle terre islandesi.

I processi di scrittura e di registrazione si sono consumati nell'arco di un anno, nel quale i VAR non solo hanno avuto modo di modellare il proprio sound con rinnovata ispirazione, ma si sono trovati anche a dover decidere se cambiare e utilizzare l'inglese come lingua per i testi, cosa che poi è avvenuta. Il lungo lavoro di calibrazione ha comunque ripagato i VAR con un album elettrico, orchestrale e solenne, un po' art rock e un po' pop, valido per tutte le stagioni, anche se inevitabilmente frutto di atmosfere tipiche delle lande nordiche. Un album che trasmette la malinconia dell'inverno, ma che scalda come un sole d'estate.

sabato 25 aprile 2020

Gavin Castleton - Here You Go. (2020)


Nel panorama indipendente americano Gavin Castleton è una delle figure più eclettiche e imprevedibili, artisticamente parlando, ma anche un nome noto a pochi. Ma visto il suo curriculum non potrebbe essere altrimenti, provenendo da una band come i Gruvis Malt (dei quali mi sono di recente occupato) che ha fatto della fusione di generi un manifesto programmatico. Castleton si è poi infilato in una prolifica carriera solista altrettanto frammentaria, incurante di qualsiasi logica di mercato, piena di EP e album che affrontano i più spregiudicati accostamenti di genere, dall'hip hop al rock, dal folk alla rock opera (e qui mi riferisco in particolare a quel capolavoro sottovalutato che è Home di cui ho parlato qui).

Castleton ha poi collaborato come musicista dal vivo con i Rare Futures e i The Dear Hunter fino a diventarne un membro effettivo. Era quasi scontato quindi che su Here You Go. comparisse come ospite Casey Crescenzo alla chitarra elettrica ed acustica nei brani Adaptation, Modeling e Acceptance. Here You Go. è il nuovo capitolo della discografia di Castelton, un lavoro nel quale viste le scelte minimali del passato, si è speso molto in termini di produzione e composizione, ritornando dopo molto tempo su canoni meno inclini all'hip hop e alla sperimentazione elettronica, mettendo in piena luce le sue doti di cantautore art rock, abilità che aveva già mostrato su Home e che qui ritrova la propria vena creativa in forma smagliante.

Castleton si muove in territori da cantautore come accennato, ma trattandosi della sua persona naturalmente non c'è nulla di scontato. Canzoni come Adaptation e Courage assomigliano a delle brevi suite per quel gusto dell'imprevedibile direzione che prenderanno i loro sviluppi, sempre tenendo come punto fermo la tradizione pop orchestrale e folk americana. Compersion è un perfetto bilanciamento di tali elementi con le sue intro e coda sinfoniche che lasciano spazio tra i propri confini ad un cadenzato ed elettronico RnB. Nell'art pop infuso di piano di Castleton si ritrovano molti indizi di black music, come lo stesso autore non ha mai nascosto nella sua carriera, naturalmente riproposti in modo del tutto personale, come nello stomp elettronico in odore di gospel Privacy o nel mini musical che chiude il disco Acceptance.

Dal punto di vista lirico e atmosferico l'intimità e il sentimento sono gli argomenti che prendono il sopravvento anche nella musica, raggiungendo l'apice interpretativo su Modeling, un brano dove non è difficile empatizzare con lui da quanto riesce a trasmettere emozioni nel crescendo del suo percorso. Castleton sembra come voler aprire il suo cuore all'ascoltatore, soprattutto quando si spoglia di tutti gli strumenti e si confronta solo con il suo piano in Foundation, Dipping e Timing. Con Here You Go. Castleton dà prova di nuovo di appartenere a quella schiera di autori talentuosi che il mondo della musica ignora bellamente, mentre lui intanto, incurante, continua a sfornare questi piccoli grandi gioielli.


venerdì 24 aprile 2020

Oh Malô - Young Orchard, Vol.2 (2020)


Ultimamente gli Oh Malô sono stati molto avari di notizie, ma tutto questo silenzio era dovuto ad una pausa che il gruppo si è preso e che dura tutt'ora. Nel frattempo il frontman Brandon Hafetz ha avviato un proprio progetto solista dal nome Hayfitz attraverso il quale ha realizzato finora tre singoli ed è in procinto di pubblicare un album.

Prima di entrare in questa fase dormiente però, gli Oh Malô erano riusciti a registrare una serie di nuovi brani che hanno scelto di suddividere in due EP il cui primo volume è uscito ormai due anni fa. Young Orchard, Vol.2 vede la luce oggi e contiene altre cinque tracce che, sommate alle altre già esistenti, vanno a completare un ipotetico seguito del meraviglioso esordio As We Were.

L'atmosfera del secondo volume si fa ancora più intima e psichedelica, merito della coda post rock di Insulated Isolated e del sempre più presente registro riverberato delle chitarre che lambiscono gli echi lontani di Another, oltre al merito dell'evanescente voce in falsetto di Hafetz che riscalda le linee eteree di One Dimensional Man. Il singolo Easy mette in ballo anche un leggero impasto di folktronica, che forse avrebbe potuto indicare nuovi sviluppi per il futuro degli Oh Malô. Staremo a vedere cosa riserva il futuro, intanto per ora è tutto.



mercoledì 22 aprile 2020

Childish Japes - The Book of Japes (2020)


Dopo un primo album con vari ospiti alla voce che imprimevano una intrigante eterogeneità all'insieme del lavoro e un secondo album che si serviva della notevole presenza dell'ex cantante dei Mals Totem Dave Vives, nel terzo album appena pubblicato i Childish Japes - creatura del batterista JP Bouvet messa in piedi con Asher Kurtz (chitarra) e Jed Lingat (basso) - decidono di dedicarsi completamente alla fusion strumentale e lo fanno con l'aiuto dei due membri aggiunti David Leon al sassofono e al clarinetto basso e Christian Li alle tastiere. In questa nuova veste abbiamo così l'occasione di approfondire ancora meglio le capacità strumentali del trio (allargato) che si dedica in egual misura a virtuosismo e ricerca sonora. The Book of Japes mischia con brillante equilibrio composizione e improvvisazione, quando compare quest'ultima l'avanguardia è dietro l'angolo dato che Kurtz preferisce sperimentare effetti sonici con il proprio strumento, mentre le sezioni soliste più intensamente jazz sono sostenute da sax e piano. Un nuovo crossover che porta i Childish Japes a produrre un album ancora una volta differente dal precedente, dimostrando la volontà di cambiare prospettiva ad ogni pubblicazione.




venerdì 17 aprile 2020

Martin Grech - Hush Mortal Core (2020)


Le prime volte che ho sentito il nome del chitarrista e cantante inglese Martin Grech è stato associato a collaborazioni con le band Gunship e Tesseract, ma non immaginavo che da solista avesse anche una discografia così interessante. Fin dal suo esordio acclamato dalla critica Open Heart Zoo (2002), lo stile musicale di Grech è stato paragonato a grandi nomi come quello di Jeff Buckley e dei Radiohead, pur affrontando l'art rock con maggior eclettismo ed un senso di esplorazione al margine, in territori estetici diametralmente opposti: dal metal al folk psichedelico.

Hush Mortal Core è il quarto album in studio di Grech ed arriva dopo ben tredici anni dall'ultimo lavoro in studio March of the Lonely (2007). Proprio per questo, come artista indipendente, Grech non ha voluto aspettare un altro anno per trovare il supporto di un'etichetta discografica, ricerca resa ancor più difficoltosa dall'aggravarsi della pandemia, e ha deciso di realizzare Hush Mortal Core digitalmente, in anteprima a marzo tramite la sua pagina Patreon, ed oggi attraverso i classici canali streaming. Il disco era pronto addirittura dal 2018, ma la lunga attesa è comunque stata ripagata, poiché l'album scandaglia nella maniera più soddisfacente ogni aspetto della musica di Grech, trovandosi scaraventati in un eterogeneo vortice di post rock, progressive rock, metal, folk e avant-garde. La collaborazione con i Tesseract ha permesso inoltre a Grech di coinvolgere come ospiti Acle Kahney alla chitarra e Jay Postones alla batteria, cementando un'affinità così solida con il gruppo che il brano Ecstasy Astral Melancholia e il djent new age di Mothflower paiono ripercorrere i sentieri più irregolari di Polaris.

Il carattere sperimentale, evanescente e libero di Grech è in questo più simile a Buckley padre, Tim, ricercando le stesse ambizioni formali e aleatore di Starsailor e Lorca, logicamente in tutt'altro contesto e ambito, anche se le immagini ultraterrene di Nymphs in Heliacal Rising e della title-track si legano indissolubilmente a quell'universo free form, con un ritorno alla ballata acustica quasi ordinaria di Sadness is a Story of Beauty Only a Dancer Can Tell. Ed è così che si rimane sopraffatti ed impreparati di fronte alla capacità e alla sensibilità dimostrata da Grech nel manipolare con sapienza e a suo piacere ogni forma stilistica, piegandola alla propria visione originale. Si ha la netta sensazione che Grech quando compone lo fa in modo non convenzionale, con la finalità di creare qualcosa di unico, ed è così che appare ognuna delle undici tracce di Hush Mortal Core: unica.

Maelstrom Spark ci prepara ad un album dalle atmosfere eteree, ambient e post rock, ma l'immediatamente successiva Aural Awol scopre la versatilità di Grech nel passare dai più delicati ambiti acustici al metal d'avanguardia oppressivo e potente. La sezione centrale dell'album che include il trittico Enigmas, Psychobabble e Into the Sun fa sfoggio di queste capacità su un percorso strutturale maggiormente conforme ai canoni da "forma canzone", ma non per questo rinuncia a strappi improvvisi e repentini passaggi dinamici. Il melodramma che avvolge l'ultima traccia The Death of All Logic è forse la cosa più vicina al progressive rock tout court (o meglio al post prog) di tutto l'album, che Hush Mortal Core arriva più volte a sfiorare nel suo percorso senza mai abbracciarlo veramente, anche perché è bello considerare il suo eclettismo slegato da ogni genere. Senza alcun dubbio un capolavoro dei nostri tempi incerti, che rimarrà tra le cose più belle e preziose di questo anno da dimenticare.


venerdì 10 aprile 2020

Once & Future Band - Deleted Scenes (2020)


I californiani Once & Future Band colpiscono ancora! Dopo i consensi ottenuti con il primo omonimo album, che gli ha permesso anche di fare da spalla ad alcuni concerti americani dei Tool (nonostante il loro genere musicale sia tutt'altro), ecco che dopo tre anni ci regalano un'altra delizia retrò al sapore pop prog jazz. Deleted Scenes è tutto quello che ci si poteva aspettare da una seconda prova e anche di più, dato che le sorprese non mancano. Benché infatti ai Once & Future Band non manchino certo le doti per scrivere perfetti sonetti di pop barocco nello stile di Beatles ed Elctric Light Orchestra, come i singoli Andromeda e Freaks, questa volta puntano molto anche sui pezzi strumentali, addirittura quattro, dove possono sfogare il proprio lato prog e jazz.

Da questo punto di vista le atmosfere si fanno sofisticate come nei migliori Steely Dan (Automatic Air), ma anche piene zeppe di melodie romantiche alla Todd Rundgren (la title-track). E per la precisione il Rundgren più progressivo della fase Utopia e Initiation, dato che l'album è una festa di synth e piano elettrico, sfiorando anche l'estro fusion canterburiano su Mr.G. Interessante anche come viene sviluppato un brano come Airplane, una ballata acustica che si tinge con artifici sonori spaziali e da camera per ammantarla di un'aura ultraterrena.

L'aggettivo cool salta più volte alla mente ascoltando Deleted Scenes, dato che la sua estetica ha il potere immaginativo di ricreare tutto un mondo passato. Gli arrangiamenti alle volte si fanno caleidoscopici, coinvolgendo orchestra e armonie vocali e pare di tornare indietro, con la mente e le orecchie, ai tempi delle colonne sonore anni '70 o alla lounge soft disco sempre di quel periodo, elementi che emergono in superficie più o meno in ogni brano, ma che vengono tutti involtati in un unico involucro nella finale The End and the Beginning. Non c'è che dire, con Deleted Scenes i Once & Future Band firmano una deliziosa seconda opera, rivestita da scintillante futurismo del passato.

venerdì 3 aprile 2020

Elder - Omens (2020)


Ai tempi del celebrato Lore (2015) forse si pensava che gli Elder avessero raggiunto la maturità con quell'opera, ma gli eventi hanno trasportato il gruppo ad uno sviluppo superiore. Il primo e più importante tassello di questa nuova primavera artistica è stato il capolavoro Reflections Of A Floating World (2017), dove gli Elder da trio si erano espansi a quintetto. Poi, dopo l'annuncio dell'addio del batterista Matt Couto sostituito da George Edert, il chitarrista Michael Risberg è stato promosso membro effettivo, stabilizzando la band come quartetto. A quel punto viene annunciato l'album The Silver & Gold Sessions (2019), non proprio un'anomalia all'interno della discografia del gruppo, ma comunque un affresco psichedelico fuori dagli schemi. Completamente strumentale, il disco riporta tre lunghe improvvisazioni o quasi, colme fino all'orlo di suggestioni lisergiche psych e krautrock. Nel frattempo però gli Elder non avevano smesso di lavorare al seguito di Reflections Of A Floating World.

La parola epico è un termine che non è fuori luogo pensando a come sono strutturati i brani degli Elder, che mai temporalmente scendono sotto gli otto minuti. Inutile celebrare l’impagabile lavoro chitarristico di Nick DiSalvo, fonte inesauribile di riff e groove elettrici che si susseguono uno dopo l’altro con una fluidità senza eguali. Omens non fa altro che consolidare questi aspetti già presenti sul lavoro precedente, ancora una volta immerso in un crocevia tra stoner rock e progressive rock, lasciandosi alle spalle l'alone più doom e heavy metal degli esordi. Ecco allora che la maturità può dirsi ampiamente compiuta. Come riportato nelle note che accompagnano l'uscita dell'album "Omens è scritto come un concept album che ripercorre l'intero sviluppo di una civiltà – ma è naturale leggerlo come un commento alla nostra società odierna, votata esclusivamente al profitto a danno delle nostre stesse vite e dell'ambiente in cui le viviamo."

L'impianto tastieristico è una novità relativamente recente nell'estetica elderiana, ma si sono adattati con molta naturalità ai possibili percorsi inediti che può offrire. La pertinenza con la quale gli Elder inseriscono nel loro jam rock strumenti come Fender Rhodes e Mellotron, di cui si fa carico l'ospite Fabio Cuomo (compositore solista e inoltre nei Liquido Di Morte, LOG, Eremite, Cambrian e autore di diverse colonne sonore) non trova corrispondenze neanche nei più fedeli artigiani prog, per definire con incisività ogni sfumatura dinamica che costella l'andamento delle cinque tracce.

Ad esempio, se in passato era solo la chitarra di DiSalvo a dominare anche nei momenti solisti, portando la visceralità electro-fuzz ai massimi livelli, ora si lavora in una prospettiva quasi orchestrale con passaggi armonici che amplificano la profondità dello spettro sonoro. La parte centrale della title-track è quasi pittorica in questo senso, mentre In Procession ne viene proprio imbevuta e risucchiata con le tante spore di piano elettrico che costellano il brano. Il trip causa un effetto altamente psych rock vicino ai viaggi ultraterreni dei Pink Floyd abbinati alla massiccia rocciosità dei Motorpsycho. Due punti dinamici opposti che si bilanciano a vicenda. Persino l'approccio di DiSalvo si arricchisce con l'uso più presente ed incisivo di arpeggi, anziché gli onnipresenti riff, che comunque sostengono una propulsione invariata, anche grazie al drumming di Edert, messo a frutto nella stellare Embers.

Su One Light Retreating affiora in modo evidente il contrasto tra la chitarra arpeggiata DiSalvo e il ritmo sostenuto a forza di riff da Risberg. Nella parte strumentale invece il gioco delle parti coinvolge un interplay infuocato tra synth e chitarre, che si arricchisce anche per lo stupore di ascoltare per la prima volta una acustica in un album degli Elder. Halcyon sembra un regalo rimasto fuori da The Silver & Gold Sessions con i suoi droni di sintetizzatori nella lunga introduzione, la quale apre un ulteriore varco direzionato al krautrock che finora era rimasto confinato nelle retrovie. Il brano poi prende forma con uno stoner rock cadenzato in cui tutto l'arsenale tastieristico sfoggia il proprio potenziale ornante. Che dire di più, Omens è un altro capolavoro targato Elder che, a piccoli passi, trova sempre deviazioni interessanti in una formula che li avrebbe potuti ingabbiare.