martedì 31 agosto 2021

Tesseract - PORTALS (2021)


Nel momento in cui la pandemia ha colpito duramente nel 2020, il mondo della musica si è trovato nella situazione di reinventarsi un modo per sopravvivere alle inevitabili restrizioni, un fattore che ancora adesso sta continuando a limitare la possibilità degli show dal vivo. Il 12 dicembre scorso i Tesseract sono stati tra i primi ad organizzarsi per offrire al proprio pubblico un sontuoso spettacolo in streaming che potesse in qualche modo sopperire all’esibizione “in presenza”. E così PORTALS è stato pensato come un vero e proprio evento multimediale, un’esperienza inedita simile ad un concetto cinematografico di performance, dotata di un impressionante dispiegamento di mezzi scenografici, un impianto visivo suggestivo ed una esaustiva scaletta di brani che va a pescare il meglio della produzione del quintetto inglese.

Adesso PORTALS è disponibile in formato audio e video anche per chi a suo tempo non ha avuto l’occasione di partecipare allo streaming. Naturalmente, data la sua natura di live a distanza, PORTALS è più simile ad una prestazione in studio, considerando inoltre che l'impeccabile impegno produttivo, la resa cristallina e perfetta dei pezzi, quasi fa dimenticare che il tutto sia stato registrato in presa diretta, senza correzioni, aggiunte o “take” successivi. Il cantante Daniel Tompkins si conferma uno dei vocalist più professionali e versatili nel prog metal odierno, passando con grande naturalezza da stentorei vocalizzi melodici ad urla aggressive ed abrasive, ma mai esageratamente disturbanti. Le sue interpretazioni non hanno nulla da invidiare alle versioni in studio, compreso il suo approccio con il materiale di Altered State, l’album del 2013 in cui fu sostituito da Ashe O’Hara, anche se di tale confronto avevamo già avuto traccia nel live Odissey/Scala del 2015. Il resto del gruppo, pur deficitando della presenza del batterista Jay Postones che non si è potuto spostare in quanto residente in Texas e sostituito per l'occasione da Mike Malyan dei Monuments, offre una resa altrettanto fedele ed energica del materiale.

I Tesseract non corrispondono all’idea generalista che si può avere di prog metal, ma sono stati tra i pionieri della sua variante evoluta nel cosiddetto djent. Privilegiando quindi un connubio che si è fuso sempre più nel tempo con sonorità ambient e new age, la gestione delle dinamiche è diventata un punto cruciale per l’espressività che vuole trasmettere il gruppo. Ecco perché è bello ascoltare per la prima volta una resa dal vivo di una selezione di brani tratti da Polaris (anche se pesa l’assenza di Hexes), l’album più maturo e ricercato dal punto di vista sonico. Ma per i più affezionati ed ortodossi probabilmente i momenti salienti riguardano le varie sezioni di Concealing Fate (Parts 1-3), di Of Matter e di Of Energy, raggruppate e suonate ognuna come un’imponente suite che mostra tutta la potenza esecutiva del gruppo. Alla base risiede grande coesione e precisione, segno di un’intesa o alchimia verso un sound ormai rodato e a suo modo peculiare, che si dispiega al suo massimo nei classici Nocturne e Eden. Per questo la sfida di PORTALS è quella di rendere omogenea una quantità di materiale che il gruppo ha disseminato nell'arco di quattro album in studio e declinarla in una specie di narrazione coerente. Contestualizzando e valorizzando così anche pezzi all’apparenza meno fondamentali come Beneath My Skin / Mirror Image, King e Juno, tratti dall’ultimo non tanto convincente Sonder, con il risultato di trasformare un live che potrebbe fungere da perfetta compilation introduttiva, in una monolitica collezione che annulla le altalenanti divergenze qualitative e le ingloba all'interno di un’unica dimensione di eccellenza.

giovedì 26 agosto 2021

Mntclr - Mntclr (2021)


Tyler Brassington e Shelby Olmstead formano un duo artistico fin da quando si sono incontrati nel 2016 tra i banchi di scuola da adolescenti. Entrambi condividevano l'amore per un certo tipo di musica e quando hanno capito che l'alchimia tra loro funzionava sono nati i Mntclr. La vita da adulti purtroppo, tra lavoro e college, li ha portati a dividersi in città differenti, sempre comunque all'interno dello stato canadese dell'Ontario (tra Trenton e Torornto). Ma la collaborazione è continuata a distanza, con tutti i problemi e gli ostacoli che ciò comporta.

Dopo aver rodato il sodalizio artistico attraverso alcuni singoli, ecco adesso arrivare l'omonimo esordio Mntclr. Con Brassington che si occupa di tutti gli strumenti (chitarra, basso, batteria) e Olmstead alla voce, i due producono e registrano la propria musica in modo del tutto indipendente e, a giudicare dai risultati, anche con abilità e competenza per la scrittura. 

La strada percorsa dai Mntclr è quella del math pop con un tocco di funk e progressive, per essere sintetici: se siete familiari con i lavori di Orchards, Haven State, FES e, perché no, anche Paramore, troverete in questa collezione molti aspetti familiari che potranno attrarvi, ma anche un tocco di freschezza, aggiunta grazie ad un continuo groove di melodie delicate e ritmiche agili. Mntclr è un album che cresce di qualità traccia dopo traccia e non è difficile trovare al suo interno più di un brano che si imprima in testa già al primo ascolto. Comunque, al di là delle parole, se conoscete e apprezzate il genere, di sicuro Mntclr è un lavoro da suggerire e da aggiungere alla vostra collezione.

mercoledì 18 agosto 2021

Earthside - All We Knew And Ever Loved (single, 2021)


Nel 2015 gli Earthside avevano convinto un po' tutti con l'album d'esordio A Dream In Static, un disco prog metal che cercava di abbracciare una visione più ampia del genere, spingendosi su territori cinematici e barocchi, mentre faceva ampio sfoggio di arrangiamenti e composizioni pensate come un crocevia tra soundtrack e djent. Insomma, un biglietto da visita di tutto rispetto, solo che da quel momento la band si è praticamente eclissata, l'attesa per un nuovo album non è mai stata alimentata da notizie o anticipazioni sui progressi dei lavori e un lungo silenzio è caduto sul quartetto americano.

Solo adesso, dopo sei anni di apparente inattività, gli Earthside tornano a far parlare di loro con un singolo che viene descritto come il primo spiraglio verso il prossimo capitolo del gruppo che però, va sottolineato, non è chiaro ancora quando arriverà.

Quello che per ora ci offrono gli Earthside è All We Knew And Ever Loved, un imponente brano strumentale di oltre nove minuti, accompagnato da un video animato altrettanto sontuoso, che continua e, se vogliamo, accentua quella componente "cinematica" del gruppo, assomigliando più ad un commento sonoro per un'opera visiva melodrammatica o ad un movimento sinfonico, piuttosto che ad una vera e propria cavalcata epic metal. 

Il tastierista Frank Sacramone ha iniziato a scrivere All We Knew And Ever Loved nel 2017 e ciò può essere un indizio di quanta meticolosità gli Earthside riversino nel proprio lavoro. L'elegia trasmessa dal pezzo è intensificata, oltre che da una sezione di fiati, dalla presenza dell'organo a canne più grande del mondo registrato presso la First Congregational Church di Los Angeles e il tutto è stato mixato da Randy Staub, già autore del mix dell'album sinfonico dei Metallica S&M. In più All We Knew And Ever Loved vede come ospite alla batteria Baard Kolstad dei Leprous che va ad affiancare il batterista degli Earthside Ben Shanbrom.

sabato 7 agosto 2021

Ands - Trust (2021)

Con il nome molto anonimo di Ands il duo William Covert (batteria) e Sam Edgin (basso), precedentemente noti come duo math rock con il moniker Space Blood, hanno formato questo nuovo gruppo insieme a Dustin Currier (The Felix Culpa, Cut Teeth) e Kortland Chase (Pink Avalanche), entrambi nei ruoli di voce e chitarra. Lo scorso hanno gli Ands si erano presentati con un EP dal vivo registrando tre tracce ai Jamdek Studios di Chicago, che non sono state poi riprese per essere incluse nel debutto in studio. 

A dispetto del nome, gli Ands offrono su Trust una musica intricata, strumentalmente e vocalmente, contando su una tecnica rodata che permette loro di districarsi in una selva di ritmche math rock e distorsioni post hardcore. Non è difficile riconoscere negli Ands un'influenza di band appartenenti alla sfera di etichette come Dischord Records e Touch and Go, con un particolare riferimento ai vari progetti portati avanti negli anni da Devin Ocampo, dai Faraquet ai The EFFECTS, dai Medications agli Smart Went Crazy.

Trust è stato registrato da remoto durante il 2020 a causa del Covid-19, frutto di un fitto scambio di idee tra i quattro via email. Nonostante tale metodologia di lavoro, l'EP pulsa di solida energia e forte tensione, costeggiando tanto l'emocore quanto il moderno progressive rock strumentale dei Town Portal, anche se in questo caso il cantato è parte fondamentale della miscela sonora, puntando su polifonie melodiche e a tratti più aspramente post hardcore.

martedì 3 agosto 2021

Michael Woodman - Psithurism (2021)

L'isolamento sociale imposto dalla pandemia ha agevolato l'individualismo di molti artisti costretti, per forza di cose, a lavorare in solitudine e non in gruppo. Michael Woodman frontman dei Thumpermonkey, una delle band più originali e stimolanti della scena progressiva contemporanea, si è dedicato così al suo primo progetto solista che è scaturito in questo EP di cinque tracce, dal titolo Psithurism, in uscita il 6 agosto. La strada che ha portato a Psithurism per Woodman non è stata inizialmente facile, reduce da una delicata operazione all'orecchio destro in seguito ad una diagnosi di disturbo cronico dell'udito, il chitarrista ha continuato a impegnarsi nella scrittura per tutto il 2020, dopo l'esito positivo dell'operazione.

"Volevo creare qualcosa che suonasse il più caldo e organico possibile" - dice Woodman - "ma ovviamente le restrizioni imposte dal lockdown significavano che questo qualcosa doveva iniziare la sua vita tramite un computer." A quel punto Woodman ha coinvolto altri musicisti che gli permettessero di dare vita ai suoi demo e skecth, chiamando alla batteria l'ex Cleft John Simm, Sam Warren al basso (Guapo/Thumpermonkey) e Josh Perl dei Knifeworld al sassofono.

L'atmosfera di Psithurism si fa ancora più surreale e ultraterrena rispetto ai Thumpermonkey, fin dall'intro che instaura il requiem per solo voce e chiatarra di Sacramento. Portato avanti da arpeggi sinistri ma allo stesso avvolgenti, Woodman crea una sensazione di straneamento come fosse una proiezione astrale verso una dimensione parallela. L'ideale per trasportarci nel mondo di Psithurism, immediatamente va a collegarsi senza soluzione di continuità a Petrichor, pezzo guidato da un sinistro groove di basso che prende forma poco a poco, sfociando in un claustrofobico riff che viaggia incontro a paesaggi space rock. Petrichor è anche accompagnato da un video che per esplicito suggerimento di Woodman, voleva rifarsi ai colori e alla grana del film Mandy di Panos Cosmatos.

In particolare il folk horror inglese degli anni '70 e le suggestioni di storie macabre hanno ispirato i temi lirici e musicali di Psithurism. Cloned in Error è un'altra cervellotica canzone che si squarcia in due movimenti, il primo molto simile allo spirito degli ultimi Thumpermonkey, pervasa da accordi sempre sull'orlo della tensione di esplodere. La seconda invece arriva inaspettata come una liberazione: psichedelica, soave e corale. The Levitant smorza per un attimo l'atmosfera elegiaca e si dedica ad una quieta ballad con risvolti colti art rock e, a tratti, condita con sapori melodici da anni '60. L'ultima traccia Seachange si inerpica nuovamente nei territori trascendentali di Sacramento, ma questa volta lo fa mettendo in atto un intero concerto in crescendo, minaccioso e accogliente allo stesso tempo, sottolineato dal sax canterburiano di Perl.  

Psithurism è un'originale ragnatela di sensazioni contrastanti, inquadrate tra l'oppressivo e l'elevazione, che solo un artista personale e ancora troppo poco lodato come Woodman riesce ad orchestrare. Quindi la conclusione è semplice: se, come me, adorate i Thumpermonkey, amerete senza dubbio anche la peculiare offerta di Psithurism.

domenica 1 agosto 2021

Altprogcore August discoveries

 

I Dim hanno appena esordito con l'album From Dark To Light We’ll See, un concentrato di suoni eterei e aggressivi che prendono spunto sia dai paesaggi sonori del post rock sia dalle distorsioni del post hardcore, ma tutto immerso in un'atmosfera generalmente rilassata. Anche se i Dim sono all'esordio i membri sono veterani del rock alternativo statunitense, dato che la line-up vede Matt Mulkey (Young Mountain, MOLEKEY, ex-Woe Is Me), il batterista Ben Cato (ex-The Dangerous Summer) e i chitarristi Nick Lowry e Charlie Pinkard. 

 
I Four Stroke Baron sono responsabili di uno dei crossover stilistici più imprevedibili nel panorama prog metal. Pensate ad un ibrido tra la new wave/post punk degli anni '80, con voci che ricordano i The Cure e i Tears For Fears, abbinate a riff pachidermici imbevuti di djent e shoegaze e avrete una vaga idea del peculiare mix imbastito dal duo formato da Kirk Witt (chitarra, voce) e Matt Vallarino (batteria). Il loro terzo album Classics è in uscita ad ottobre e ad occuparsi del mix e del sound design è stato chiamato Devin Townsend in persona.

 

Per ora la carriera dei What Haunts You non ha portato nessun full length album, pur essendo sulla breccia ormai da qualche anno. Di recente hanno pubblicato una serie di singoli interessanti che coprono un'area di genere che passa dall'emo e al post hardcore con richiami a Emarosa, Circa Survive e Saosin.

 
 
Band australiana che suona un abrasivo math rock misto con il metal, i Pearshaped Orange esordiscono con Vertigo or Pleasure che vede i contrasti tra le chitarre distorte e la voce, a volte suadente a volte melodrammatica, di Gabriella Patava.
 
 
Il chitarrista Gabriel Castro, originario di Belo Horizonte, Brasile, si è trasferito in Canada e nel 2014 ha iniziato il suo progetto Yūrei. A dispetto delle sue origini suamericane, Castro però non si è dedicato a bossa nova o musica latina, ma ha optato per il buon vecchio djent con innseti fusion e new age.
 
 
 
Samuel Bradley è un contrabbassista scozzese il quale, prima con la band Garden e ora a suo nome, ha composto del pregevole jazz rock che in qualche modo si ricollega a quel fascino unico della scuola di Canterbury. In a Gallery, in a Grave è un EP che comprende tre tracce e avrebbe dovuto uscire a nome Garden e con Bradley al canto. La difficoltosa impresa di aggiungere parti vocali sopra materiale così complesso, ha fatto optare il musicista a lasciare le composizioni nella loro veste strumentale.
 
 
 
Redshift è il primo album dei texani Temple Garden, una band di prog rock psichedelico la quale, in continuità con lo stile, ha prodotto un concept sci-fi dedicato e ispirato alle vecchie serie radiofoniche. Un misto di moderno e passato che mischia Pink Floyd, krautrock e i contemporanei ma oscuri Mad Lollypop, già presentati tra queste pagine.

 

Ben poco è dato sapere di questi Auric Gloom vista la pressoché assenza nei social, a parte che provegono dalla Norvegia e che avevano già sfornato un album nel 2015, Abience, e che ora dopo sei anni tornano dall'oblio con Afterthoughts, qualitativamente molto superiore all'esordio. Praticamente parliamo di un progressive rock atmosferico che finalmente non ricama i dettami del passato, ma preferisce confrontarsi con canoni pop e art rock moderni. Un po' come i conterranei MEER, ma senza l'apparato orchestrale.