martedì 21 maggio 2024

Ghost Rhythms - Arcanes (2024)


Se c'è un uso che non sia fuori luogo del termine "monumentale" è associarlo al nuovo album dei Ghost Rhythms Arcanes: due ore di musica per 22 tracce, ognuna delle quali ispirata e legata ad una carta degli arcani maggiori dei tarocchi. Per chi non li conoscesse i Ghost Rhythms sono un collettivo di musicisti, che può variare il proprio numero, fondato nel 2005 dal batterista Xavier Gélard e dal pianista Camille Petit che rivesto i ruoli di leader. Nel tempo l'ensemble parigino è passato dalla Cuneiform Records, ma per lo più ha realizzato i propri lavori in modo indipendente, come tra l'altro è avvenuto per questo Arcanes.

Avendo nominato la Cuneiform si può intuire l'indirizzo musicale dei Ghost Rhythms, anche se la questione non è così scontata. Infatti l'ambito rock/avant-garde in cui operano è piuttosto ampio - e Arcanes grazie alla sua imponente capienza ne costituisce un ottimo corollario - e abbraccia una vasta area di quella che è la musica strumentale moderna: si va dal jazz alla classica contemporanea, dal Rock In Opposition allo zeuhl, dal progressive al post rock. 

Il concept che sta dietro ad Arcanes vede la luce nella sua totalità soltanto adesso, ma in realtà è un progetto che, partito da alcuni abbozzi musicali collezionati da Gélard a partire dal 2006, ha preso forma e si è sviluppato dal 2021. E' ovvio che nella sua vastità l'album necessita di una fruizione attenta e magari a più riprese, ma quello che si può rilevare è che, nonostante la sua natura estesa, Arcanes presenta un approccio alla materia piuttosto omogeneo nella resa di un'esecuzione da chamber rock con piglio orchestrale, anche quando lambisce sfumature che sfociano nel jazz e nel math rock.

sabato 18 maggio 2024

Ugly - Twice Around The Sun (2024)


Qualche volta il tempo che passa senza darti la possibilità di esprimerti nel momento che vorresti può essere non un nemico ma un saggio alleato. E' stato così per gli Ugly, nati nel 2016 e che arrivano solo ora all'esordio con Twice Around The Sun, nominativamente un EP, ma che con i suoi 36 minuti e il ricco contenuto non sarebbe sbagliato considerare un vero e proprio album. Provenienti da Cambridge, gli Ugly appartengono all'ultima scena indie inglese a cui piace prendersi delle libertà verso spazi più ampi - tra cui non manca il progressive - che tra i nomi più noti comprende HMLTD, black midi, Squid e per finire Black Country, New Road con i quali gli Ugly hanno condiviso concerti e, fino al 2020, pure il batterista Charlie Wayne.

Comunque in questi otto anni il lavoro per Twice Around The Sun è passato attraverso numerosi "stop and go", tra il blocco forzato della pandemia, una pausa imprevista, un cambio completo di formazione che ha visto l'arrivo del nuovo batterista Theo Guttenplan, l'aggiunta di Jasmine Miller-Sauchella alla voce e alla tromba e Tom Lane alle tastiere, gli Ugly si sono evoluti da un progetto per chitarra del solo membro fondatore Sam Goater ad un ben più strutturato sestetto prog-indie-folk che si serve di elaboratissime polifonie vocali. Talmente elaborate che il pezzo di punta, nonché di apertura di Twice Around The Sun, The Wheel è un degno gioco di contrappunti alla Gentle Giant, prima a cappella e poi con l'intervento di tutto il gruppo. L'impostazione da folk inglese non lascia quasi mai il cammino dell'EP, ma la sua messa in scena appartiene ad una visione dai connotati che si legano a quell'intellettualismo chamber rock o pop barocco di North Sea Radio Orchestra, XTC e Field Music, dove il prog fa capolino più per convenzione di necessità che per adesione al genere.

Il comparto vocale non è l'unico dove il gruppo dà prova della sua abilità, ma anche per ciò che riguarda la strumentazione gli Ugly si impongono sia come ottimi esecutori sia come inventivi arrangiatori nelle soluzioni di interplay, tra cui risalta il basso dal gusto jazz di Harry Shapiro, e nel mantenere una peculiare atmosfera sospesa tra il modernismo e la tradizione. I cambi di direzione inaspettati di Shepherd's Carol sembrano fatti apposta per stupire, dato che vengono amplificati dalla somma delle parti che si vengono a creare ne connubio di progressioni armoniche e polifonie vocali. Quando il gruppo non è impegnato in tali tour de force incanala la propria abilità nella costruzione dalle fondamenta di un brano fino a farlo crescere in modo corale (Icy Windy Sky e Hands of Man). Proprio per questo non c'è mai nulla di predefinito durante il percorso di Twice Around The Sun, gli Ugly sono degli ingegnosi architetti sonori e il bello è che questo EP rivela un potenziale che potrebbe crescere ancora.


 

mercoledì 1 maggio 2024

Topiary Creatures - The Metaphysical Tech Support Hotline (2024)


Si può parlare ancora di purismo nel 2024? Rimane ancora quel netto pregiudizio per cui se si è estimatori di un genere ben definito (in questo caso il progressive rock), si nega di definirlo tale nel momento in cui entra in gioco un qualsiasi tipo di contaminazione esterna che non si ritenga appartenere a quei precisi dettami? Anche se ognuno può rispondere alla domanda in base alla sua sensibilità, penso che con questa preclusione si perda l'occasione di scoprire un sacco di roba interessante e stimolante, perché la musica nel frattempo evolve e il purista rimane nella preistoria.

Personalmente dai tempi di De-Loised in the Comatorium ho sempre cercato un'opera che potesse abbattere i confini di due generi e poterla ritenere a pieno titolo appartenente alla sfera prog, pur partendo da influenze e stilemi che non le appartengono. In 20 anni di band e artisti ne sono passati e, proprio per il livello di emancipazione raggiunto da ogni genere, non contavo che potesse uscire un album con le stesse potenzialità di quello dei The Mars Volta, ovvero che affermasse con convinzione il proprio retaggio ad un genere e allo stesso tempo ritenerlo un tassello fondamentale per il prog, portando al suo interno elementi mai sperimentati prima e mai così ben contestualizzati ed equilibrati tra le due "fazioni". The Metaphysical Tech Support Hotline, terzo album in studio dei Topiary Creatures, risponde a queste caratteristiche ed è un punto di svolta nell'evoluzione che il genere post emo da un po' di tempo sta portando avanti. 

La band era inizialmente il frutto del solo Bryson Schmidt che, dopo tre anni di lavoro su alcuni demo, nel 2020 ha dato alle stampe Tangible Problems, primo album a nome Topiary Creatures prodotto da Chris Teti dei The World Is A Beautiful Place, per poi evolversi come band con l’ingresso di Nathaniel Edwards (basso, chitarra) e Elizabeth Harrington (voce, tastiere) nel successivo You Can Only Mourn Surprises (2022). Descritti da Schmidt come “punk rock massimalista”, i Topiary Creatures condensano al meglio ogni aspetto della quinta onda emo con l’aggiunta di un tocco sperimentale, la produzione è caleidoscopica ed estremamente curata nel presentarci una varietà strumentale stratificata, ma allo stesso tempo si percepisce quell'approccio artigianale e DIY tramandato dai The Brave Little Abacus

The Metaphysical Tech Support Hotline appare come un meraviglioso e copioso aggregato di idee con ambizioni eclettiche e multitematiche che ruotano attorno all’universo emo, ne raccoglie tutte le diramazioni (power pop, bedroom pop, metal, chiptune) e in questo senso è un perfetto esempio di come la combinazione tra generi differenti e apparentemente distanti può offrire risultati lungimiranti. A pochissima distanza dall’uscita di Plastic Death si può affermare che, operando nello stesso ambito, The Metaphysical Tech Support Hotline supera in originalità l’exploit dei Glass Beach in quanto riesce a non far trasparire così palesemente riferimenti e influenze di silemi canonizzati da altre band (nel caso dei Glass Beach i Radiohead). I Topiary Creatures cioè creano una bolla propria che mantiene con determinazione l’impronta emo ma che allo stesso tempo si apre ad una moltitudine di contaminazioni integrate benissimo in quell’identità. Si può affermare così che The Metaphysical Tech Support Hotline acquista un’importanza decisiva per il suo modo di ridefinire il connubio tra emo e prog, un po’ come De-Loised in the Comatorium fece tra post hardcore e prog rock. 

The Metaphysical Tech Support Hotline allarga ancora di più la tavolozza degli elementi che fanno parte del bagaglio di sperimentazione del gruppo. Innanzitutto lo si può ritenere un concept album, non perché racconti una storia unitaria, ma piuttosto per il fatto che tutte le canzoni sono legate da un tema comune. Le tematiche fanno riferimento al libro ad esso abbinato che contiene una storia breve scritta e ideata dallo stesso Schmidt dal titolo “Field Notes”. Come l’artwork dell’album suggerisce l’ambientazione è un ufficio alieno del futuro, popolato da strani esseri, dove uno studente di ingegneria metafisica viene assunto per uno stage e “ciò che inizia come una semplice impresa accademica di debug di realtà simulata si trasforma rapidamente in una battaglia morale tra ambizioni filantropiche e forze burocratiche che inibiscono il cambiamento nel mondo.” 

Musicalmente il mix che propone The Metaphysical Tech Support Hotline è altrettanto strano: la batteria suonata da Schmidt ha uno stile dinamico, frenetico e con continui cambi ritmici, le tastiere assumono un timbro tipico dei videogame e synth pad, mentre le chitarre si frantumano tra riff emo e metal, arzigogoli psichedelici e arpeggi elettroacustici, la voce femminile della Harrington si alterna con quella di Schmidt accentuando le parti melodiche e delicate. Il risultato è un calderone fitto di strati sonori dove il disagio adolescenziale emo viene rivitalizzato con la forza del power pop e l’imprevedibile vivacità di frammenti prog. 

L’emblematica apertura introduttiva è affidata a Trader Joe’s Frosted Mini-Wheats che, con i suoi saliscendi atmosferici e le sue continue variazioni, attraversa una serie incontrollabile di temi tra esplosioni improvvise, fughe di tastiere che sembrano provenire da un parco giochi e istanti lirici supportati da bordoni. La geniale metafora di God is a Scared Kid at a Middle School Science Fair che ci presenta Dio come un ragazzino insicuro alle prese della costruzione del classico vulcano per la ricerca di scienze (“If you sit still you can feel the Earth collecting dust in the garage” canta la Harrington nella coda finale), è una mini opera prog che si apre con un overture per chitarra e synth articolata in due fasi. La batteria, incalzante e tribale, guida gli articolati e rapidi mutamenti che avvengono nel brano, possono durare lo spazio di un battito di ciglia o guidare ad un ritornello che ti si stampa in testa (“It’s just bad art. Or bad code.”!), ma è ciò che accade intorno a frastornarci, in senso positivo, con una quantità di strati sonori e armonie da rimanere spiazzati. 

Il disco continua su queste coordinate: ancora più scatenate e concitate sono Snakes on the Walls e Carsick on Inisherin, mentre la malinconica, ma irresistibile nel suo incedere, Michelangelo EDC – con il contagioso refrain ripetuto “the Medicis pay the bills. The Medicis pay the bills. The Medicis pay the bills” – è una disamina su dubbi e compromessi morali tra arte e denaro. Gli aspetti più sperimentali vengono toccati su Fairfield Calvary Chapel Abortion Clinic, critica al fondamentalismo religioso della destra cattolica americana, con accenni a riff sludge e un punteggiato intervento di chiptune nel ritornello, e poi su Cleaning Basil Out of the Pool che, con la sua selva di rumori e timbri di tastiera, diventa un compendio di folktronica, psichedelia e dream pop. The Metaphysical Tech Support Hotline è disseminato anche di pezzi brevi che fungono quasi da intermezzo e si assumono il compito di esempio estremo delle varie anime in cui è suddiviso l’album, come il thrash metal di Home to Any Possibility, la ballad simil lo-fi Dog, il celestiale dream pop di Sam & Another Kid "Run Away" From Fairhope. I Topiary Creatures a tratti sembrano una versione ipertrofica dei Crying, altre un gruppo progressive rock che ha deciso di fare colonne sonore per cartoons. La verità è che sono un caleidoscopio di continue invenzioni emo e prog che si pone al centro dei due mondi e li domina a proprio piacimento.

venerdì 19 aprile 2024

Uncanny - Shroomsday (2024)


Anche se all'attivo hanno già un omonimo EP uscito nell'ormai lontano 2016, penso che in pochi abbiano sentito parlare degli Uncanny. Loro sono un trio prog metal norvegese (di Oslo) formato da Andreas Oltedal (batteria), Torkil Rødvand (basso) e Rikard Sjånes (chitarra) i quali, a distanza di otto anni, tornano con il primo full length della loro carriera dal titolo Shroomsday pubblicato oggi. Con la consapevolezza che non è assolutamente facile presentarsi oggi con un ennesimo album prog metal strumentale, gli Uncanny riescono nel miracolo di rendere la materia interessante e incredibilmente fresca grazie alla sua natura cervellotica ma allo stesso tempo coinvolgente, in uno scontro tra affilati e colossali riff ispirati all'algida precisione matematica dei Meshuggah e la melodia decadente e malinconica del prog norvegese.  

L'apertura di Uncut è già una dichiarazione di intenti: un panzer di groove metal con bombardamenti cadenzati di basso che poi si espande in dinamiche ritmiche da math rock, una formula ribadita nella seguente Noobjax, questa volta con risvolti post rock e psichedelici. Sono ancora i tratti stilistici dei crescendo post rock a sorreggere l'impianto di Circadian Rhythm che, dopo una quieta introduzione acustica, si fa strada con moto lento, martellante e ben scandito. Music For The Faint Hearted è un progressivo viaggio nel caos aggressivo introdotto e alternato da un arpeggio etereo sul quale incombe un'aura minacciosa, mentre la title-track è un altro oscuro buco nero di suggestioni oniriche che, nel suo sviluppo, si spinge verso lidi metal-orchestrali accentuati dall'uso di strumenti a carattere baritonale (basso e chitarra) e dai fiati. 5 Mile è l'unico pezzo cantato, utilizzando un approccio scream post hardcore da parte di Oltedal, ma nei sui sette minuti e mezzo c'è spazio per un grande sfoggio di idee strumentali con svolte inattese e un crescendo in tensione nella seconda parte.

Pur trattandosi di un trio gli Uncanny realizzano un album a tratti imponente con un sound granitico che comunque sa essere accessibile nella sua complessità. Un bilanciamento di elementi contrastanti - tra il progressive metal tecnico con connotati djent/sludge e la ponderazione del post rock - che è anche il punto vincente di Shroomsday.  

lunedì 8 aprile 2024

Annex Void - Will I Dream (2024)


Il quintetto di Detroit di recente formazione (2021) Annex Void, esordisce con l'EP Will I Dream nel quale esplora i confini stilistici del progressive metal. Utilizzando elementi atmosferici ambient, progressioni jazz eteree mutuate da Allan Holdsworth, complesse strutture ritmiche tipiche del djent primordiale dei Meshuggah e l'elettricità nebulosa dello shoegaze dei Loathe, gli Annex Void realizzano un biglietto da visita impressionante, quasi da rimpiangere che non sia un album intero per quanto sia valido il contenuto. 

L'amalgama portato in dote dagli Annex Void sembra essere la nuova frontiera del progressive metal, spingendo ai due estremi - soft/melodico vs. heaay/brutale - alla maniera di Cynic e The Contortionist, un connubio quindi che in passato abbiamo già avuto modo di ascoltare, ma forse mai contestualizzato così efficacemente. Come prima prova Will I Dream convince e consolida la trasversalità stilistica che ancora oggi può mantenere vivo e far progredire il genere.

sabato 6 aprile 2024

Amskray - Die Happy (2024)


Come sempre, se uno vuole ascoltare un tipo di prog fresco, innovativo e che abbia un sapore contemporaneo, deve rivolgersi necessariamente agli Stati Uniti. E' ormai da qui che arrivano le band che hanno davvero qualcosa da dire nell'ambito di questo genere. Gli Amskray, dal New Jersey, sono l'ennesima prova che se si vuole veramente cercare un nuovo orizzonte e nuovi sbocchi per il prog è bene mettersi il cuore in pace e accantonare in modo definitivo le influenze degli anni '70. 

Il loro album di debutto Die Happy pulsa di tutto ciò che dovrebbe ambire oggi il prog contemporaneo: brani non eccessivamente lunghi, ma che al loro interno si permettono di spaziare tra math rock, impulsi indie e jazz, post hardcore, emo e sperimentazioni esotiche, che guardano indistintamente a varcare i confini di ogni genere. In pratica se siete in cerca di un album dall'ispirazione brillante, vivace e che stimoli i vostri sensi prog più sensibili e sviluppati Die Happy sarà una bella cavalcata nei meandri più originali del genere.

domenica 10 marzo 2024

Oltre la quinta onda emo, parte 2


E' davvero un peccato che il termine "emo" si sia impiantato nella nostra cultura di massa come una stigma predeterminata che descrive molto precisamente un modo di atteggiarsi, vestirsi, comportarsi e ascoltare musica, il più delle volte in modo piuttosto semplificato e caratterizzato da un determinato cliché. Parlando in modo specifico del genere in sé appare invece come uno dei più elusivi e soggetto a cambiamenti e contaminazioni così imprevedibili da aver attraversato, fino ad ora, cinque fasi.

La cosiddetta "quinta onda emo" è quella che in questa sede ci interessa particolarmente e sulla quale avevo in passato già speso qualche parola. Come due anni fa in quell'articolo succede adesso che in questo inizio di 2024 siano usciti almeno tre album appartenenti al suddetto genere tutti di pregevole fattura e che alzano ancora di più l'asticella nei confronti della sperimentazione e nel portare dentro stilemi provenienti dal prog.

Il primo in ordine di tempo è stato Plastic Death dei Glass Beach, ancora più complesso e ambizioso del precedente The First Glass Beach Album, poi abbiamo Ferried Away degli Stay Inside ed infine The Metaphysical Tech Support Hotline dei Topiary Creatures, terza opera che segna un'evoluzione in divenire veramente stimolante per la band, portandola a raggiungere una maturità sorprendente, nonostante il già buon risultato ottenuto con il precedente You Can Only Mourn Surprises.

In particolare la parabola dei Glass Beach e dei Topiary Creatures appare molto simile nel suo appartenere ad un modus operandi in sintonia con la pratica DIY. Entrambi generati da un progetto di un'unica persona accanto alla quale si è poi costituita una band, con un iniziale ricorso ad un approccio casalingo o da "bedroom pop" lo-fi, però con velleità massimaliste portate al pieno potenziale album dopo album, l'uso dei più disparati generi, anche lontani tra loro, toccati in modalità flash rock (metal, jazz, chiptune, ambient, noise, art rock ecc.), citazioni da videogame e un contatto molto profondo con la cultura dei social attraverso Reddit, Discord e concerti virtuali su Minecraft. 

E' così che Plastic Death e The Metaphysical Tech Support Hotline sono due opere piene zeppe di idee, completamente imprevedibili, che si compiacciono del loro eclettismo fuori controllo e sicuramente molto più originali e "forward-thinking" del prog che oggi siamo abituati ad ascoltare. Paragonato a questi due, l'album degli Stay Inside appare quasi più ordinario, ma anch'esso si fregia di brani di grande impatto e spessore, a partire dalla decisione di collegare quasi tutte le tracce come fossero un lungo tour de force. L'origine degli Stay Inside è in realtà più legata al post hardcore che all'emo, ma su Ferried Away anche loro operano una dissoluzione di confini e mostrano cosa significa far maturare un genere all'apparenza basico fino a renderlo complesso e articolato.



sabato 2 marzo 2024

Professor Caffeine & the Insecurities - Professor Caffeine & the Insecurities (2024)


In una selva di sottogeneri prog dove molto spesso gli schemi e le formule si ripetono, è sempre più raro trovare una band con le caratteristiche dei Professor Caffeine & the Insecurities, che almeno tenta di percorrere strade alternative facendo della trasversalità il proprio manifesto programmatico. Loro sono un quintetto di "nerdastri" di Boston che si diletta nel proporre un mix di prog, math rock, fusion, midwest emo e solo raramente qualche incursione su toni più accesi che definire metal sarebbe un azzardo. Per fare paragoni, dal punto di vista strumentale propongono una soluzione molto simile alla virtuosa fusione di stili dei Monobody. Se invece si aggiunge l'insieme cangiante della melodiosità del cantato (a cura del bassista Dan Smith) e la natura imprevedibile delle progressioni armoniche, si ha l'impressione di una versione più leggera di Thank You Scientist e Coheed and Cambria.

La musica dei Professor Caffeine & the Insecurities nella sua complessità esecutiva si poggia comunque costantemente su riverberi pop e funk, che le donano un tocco di accessibilità, poi elaborati negli intermezzi dei brani attraverso l'ausilio di vivaci e intricati passaggi. Per questo l'impianto compositivo del quintetto possiede continui richiami a sapori jazz e timbriche elettroacustiche, dove Dope Shades si presenta come una perfetta sintesi di entrambi i mondi, armoniosità power pop immersa in un solare funk jazz.

A volte il lato pop viene messo maggiormente in risalto su pezzi come Spirit Bomb, Unreal Big Fish e Astronaut, che possiedono chiaramente un'elaborazione della struttura formale più diretta. Ma il quintetto non è mai avaro nel mostrare la propria abilità nell'arte del contrappunto e in ciò una particolare menzione va all'uso del piano acustico da parte di Derek Tanch, in sintonia con le chitarre di Anthony Puliafico e Jay Driscoll, che aggiunge all'impianto una peculiare timbrica da band fusion. A giovare di tale espediente sono le dinamiche che si innescano nei fraseggi di The Spintz e Make Like A Tree (And Leave), un po' come avviene negli Aviations, senza lesinare poi l'uso accoppiato con le tastiere e synth su That's A Chunky e nella strumentale Oat Roper per rendere il tutto più avventuroso. Appena ho ascoltato i Professor Caffeine & the Insecurities ho capito che era doveroso segnalarli perché è una di quelle band che rappresentano più di altre lo spirito e la filosofia perseguite fin dall'inizio da altprogcore, quindi è il primo must di quest'anno.


venerdì 16 febbraio 2024

Introducing Blue Eyed Giants


Nel sottobosco della scena alternative rock inglese continuano a celarsi band di lodevole caratura che purtroppo molto spesso rimangono sepolte tra tante altre proposte, rischiando di rimanere in una ristrettissima nicchia. Il quartetto di Brighton Blue Eyed Giants appartiene a queste e, pur essendo attivo da diversi anni, finora ha collezionato solo alcuni singoli durante la propria carriera. Gli ultimi cinque in ordine di tempo sono stati raccolti nel recente EP Murmurations e rappresentano come i Blue Eyed Giants abbiano mantenuto uno stile solido che incorpora il gusto per le solenni melodie alternate a possenti riff e ritmiche che sanno anche essere articolati. Quindi il mio consiglio, se il gruppo sarà di vostro gusto, è quello di non fermarsi a Murmurations, ma di proseguire a ritroso per scoprire altri brani meritevoli come No Brainer, Bittersweet o Restless

Per fare una breve fotografia di cosa aspettarsi dalla musica ad alto tasso di energia dei Blue Eyed Giants si può ricondurre il loro stile a quella bolla di rock alternativo più evoluto, al confine tra metal, post hardcore e prog, al cui interno si trovano nomi come Biffy Clyro, The Intersphere, Arcane Roots, Black Peaks, Quiet LionsDead Ground ed in mezzo ai quali il gruppo di Brighton va ad inserirsi senza problemi.

giovedì 15 febbraio 2024

Vicarious - Esoteria (2024)


Quante volte si è parlato della saturazione che purtroppo affligge molti dei sottogeneri di cui ci occupiamo? Forse, leggendo da altre parti, non se ne fa mai cenno perché sembrano assuefatti ad uno standard che ormai è divenuto formula, ma qui dalle parti di altprogcore si è sempre stati alla ricerca di qualcosa che non si adagi sui canoni della riproposizione fine a sé stessa. Questo non significa che serva inventare chissà che cosa, basta avere idee e un pizzico di creatività. Così, se in ambito prog metal e djent ultimamente avete trovato indigeribile il mega mappazzone dei TesseracT, oppure una minestra riscaldata il recentissimo dei Caligula's Horse ed infine siete stufi di aspettare il nuovo album dei The Contortionist che forse non arriverà più, l'esordio dei Vicarious dal titolo Esoteria arriva in soccorso ed è ciò che fa per voi.

Il trio del North Carolina è composto da tre virtuosi dello strumento a partire dal fondatore e bassista Brad Williamson, affiancato da Colin Moser (chitarra, voce) e Zach Winton (batteria). In questo caso ci sarebbe da dire che tre teste lavorano meglio di cinque o addirittura sei componenti, cioè il numero che di solito troviamo in band di questo tipo. Tra le dodici tracce che costituiscono i corposi 64 minuti di durata è veramente difficile trovare un cedimento o un punto debole, tanto da erigere Esoteria ad un vero e proprio lavoro che può competere a ruolo di opera ispirata, senza nulla da invidiare ad altri album classici del genere. 

A partire dal primo brano Bend Don't Break, Esoteria riesce ad esporre in modo convincente ogni sfumatura del moderno post prog metal, dalle atmosfere ambient alle sfuriate growl, dai tecnicismi math rock e fusion ad ampi passaggi solenni. Già l'unico pezzo strumentale dell'album, 52!, passa attraverso una serie di variazioni e dinamiche tra le più avvincenti e originali ascoltate ultimamente, mai leziose o riempitive, inoltre quasi tutti i pezzi, pur mantenendo un'impostazione prog basata su variazioni tematiche, si ricollegano sempre ad un chorus ricorrente che cerca nella sua complessità strumentale di mantenere orecchiabilità ed epicità. Esoteria è quindi un album che riesce a soddisfare la carenza di una nuova spinta nel prog metal e a colmare una lacuna all'interno di un genere sempre più stagnante.