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domenica 22 ottobre 2017

The Knells - Knells II (2017)


Nel 2013 il primo album dei The Knells fu una folgorazione: il gruppo si presentò come un atipico ensemble tra il Rock In Opposition e il neoclassico che affiancava alla caratteristica formazione rock con chitarra, batteria e basso, tre cantanti con impostazione operistica e una sezione di archi. Il risultato fu un sound unico che fondeva avant-garde, psichedelia, minimalismo e progressive rock. La formula perfettamente messa a fuoco su The Knells non era priva di rischi nel ripetersi e il chitarrista e compositore Andrew McKenna Lee, autore principale e leader del gruppo, deve essersi posto di fronte a questo scoglio da superare affrontando la stesura del secondo capitolo della sua band.

Knells II, in uscita il 10 novembre per l'etichetta personale di McKenna Lee Still Sound Music, si pone quindi verso un'impostazione differente rispetto al suo predecessore, sia formalmente che stilisticamente. L'album è presentato di nuovo come un concept che questa volta prende le mosse da sentimenti fortemente influenzati dal lutto per la morte del padre di McKenna Lee e da qui riparte con tematiche che esprimono e augurano positività verso il futuro, usando la catarsi creativa come mezzo per lenire il dolore e riportare alla pace con se stessi. Quindi, come era accaduto per il suo predecessore, anche in questo caso non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio racconto che tiene le fila, ma ad una disamina delle nostre sensazioni più profonde.

Forse, maggiormente che nel primo album, la chitarra di McKenna Lee è più che mai presente e protagonista in ogni suo mutamento di sound: quando, tra echi e riverberi, si produce in arpeggi extraterreni, siderali note prolungate e loop elettrici che pennellano spirali e paesaggi astratti, aiutata anche dalla seconda chitarra di Paul Orbell. La preponderanza delle sei corde è pressoché naturale vista la scelta di non ricorrere ad una sezione di archi e limitare, o porre in secondo piano, gli interventi di tastiere. Il cantato di Nina Berman (soprano), Charlotte Mundy (mezzo-soprano) e Blythe Gaissert (contralto) è a tratti unifomre e a tratti celestiale, distaccandosi notevolmente da quell'impressione alla Hatfield and the North del primo album per assumere un'identità propria, come se ad interpretare fosse un'unica cantante dalla voce stratificata per quanto la resa emerge compatta. L'impasto strumentale e vocale rimane quindi di grande impatto e alquanto incomparabile nel panorama progressivo, con l'ulteriore pregio di non sfociare mai nelle stucchevoli aree sinfoniche, in modo che i The Knells riescono a ritagliarsi nel genere una collocazione al di fuori di ogni confine predefinito.

Anche se i brani sono divisi in tracce, la struttura di Knells II può essere letta come composta da piccole suite: ad esempio First Song confluisce nelle spirali di Interlude I e Could You Would You, mentre un altro gruppo è formato dalle peregrinazioni psichedeliche di chitarra tra Coda, Bargaining e Final Breath. Separate nel loro nucleo, comunque, queste tracce mostrano una direzione ben più diretta e asciutta, nella stessa prospettiva imboccata da Sub Rosa, dato che i suoi elementi più accessibili traghettano l'album verso orizzonti art rock, piuttosto che strettamente progressivi. Con tale consapevolezza non stupisce neanche l'insolita virata nel blues elettronico/futurista di Poltergeist. Con Knells II McKenna Lee riesce quindi nel duplice intento di rinnovare la sua proposta musicale e allo stesso tempo renderla accessibile. Non c'è dubbio che a questo punto il terzo capitolo costituirà una nuova sfida.



http://theknells.com/ 

 

martedì 19 aprile 2016

The Knells live at National Sawdust


In attesa del secondo album in arrivo tra la fine del 2016 e l'inizio del 2017, i The Knells, ensemble di avant-prog guidato dal chitarrista e compositore di estrazione classica Andrew McKenna Lee, hanno anticipato alcune nuove composizioni dal vivo in un'esibizione tenuta al National Sawdust di Brooklyn il 21 gennaio scorso. Le tracce presenti su YouTube sono finora Immolation, First Song e Interlude I, ma non è detto che in futuro ne vengano aggiunte delle altre.
Il gruppo - e il suo primo album del 2013 - rappresenta una delle offerte più originali e uniche non solo nel panorama del rock progressivo, ma in quello della musica in generale, capace di unire le soluzioni armoniche lucidamente esaltanti della fusion canterburiana con la musica colta e intellettuale, senza mai risultare cervellotico. Dai nuovi brani presentati sembra che lo stile dei The Knells proseguirà sulle medesime coordinate del primo lavoro, senza comunque diminuire il grande potenziale di questa band.





http://theknells.com/

martedì 25 febbraio 2014

THE KNELLS - The Knells (2013)


Dopo anni e anni di Rock In Opposition e avant-prog, generi musicali sempre tesi a tracciare nuove vie per elevare il rock verso la musica colta, il debutto del chitarrista e compositore Andrew McKenna Lee - con il suo gruppo The Knells - è quanto di più perfetto si possa chiedere a queste aspirazioni. The Knells è infatti un album dalle caratteristiche estremamente originali e, forse, l'esempio più riuscito di simbiosi tra rock e musica classica. L'impostazione della line-up farebbe pensare a dei novelli Hatfield and the North dove però sono le chitarre a farla da padrone e non le tastiere. Anche perché l'ensemble dei The Knells non prevede alcun tastierista.

Il gruppo è così composto: abbiamo le tre voci femminili di Nina Berman, Amanda Gregory e Katya Powder, Paul Orbell che affianca Lee alla chitarra, Jude Traxler ai metallofoni, Michael McCurdy alla batteria e Joseph Higgins al basso, in più c'è da segnalare l'ospitata del quartetto d'archi MIVOS. Qualche volta, viste le soluzioni melodiche e timbriche, sembra effettivamente di stare tra le parti di Canterbury, ma sarebbe troppo limitativo ricondurre il tutto a quegli ambienti.

In un mare di musiche già sentite The Knells è un'opera che sa stupire, un concept album liricamente filosofico e musicalmente intellettuale, che applica la psichedelia dei Djam Karet al minimalismo di Steve Reich. Quello che fa la differenza è il retaggio da chitarrista classico di Lee che ha cercato di mutuare le sue varie esperienze verso i canoni del rock. Il suo solismo, lirico e ricercato, si può ricondurre alle sperimentazioni di Fred Frith, ai loop sonici di Gary Lucas e ai madrigali elettrici di Steve Howe, sapendo essere melodico e atonale senza mai risultare banale.





Su The Knells troviamo una musica fuori dal tempo alla quale però calza perfettamente la definizione di avant-garde progressive. E' l'originalità il motore che muove all'ascolto di brani mozzafiato come Airlift o Spiral Knells, riuscendo a scuotere la nostra curiosità per scoprire come si svilupperanno. Il crescendo di Distance crea un muro sonico esaltante, lavorando su dinamiche ineccepibili tra gli archi e i melismi vocali delle cantanti. La perizia dei contrappunti delle tre ricorda l'effetto sognante e ipnotico delle Northettes, ma la Berman, la Gregory e la Powder spingono di più su tratti prettamente operistici.

The Knells è l'album più audace e singolare che si possa trovare negli ultimi tempi e credo che ogni fan del Rock In Opposition lo dovrebbe ascoltare. Nella sua omogeneità sonora, riccamente orchestrata, vi si possono rintracciare molteplici stilemi: dalla musica da camera al jazz, dal progressive rock dei King Crimson al lied medioevale. Non per tutti i gusti, ma farà la felicità di chi lo saprà apprezzare.


http://theknells.com/