venerdì 7 maggio 2021

Mad Lollypop - But Am I A Dream? (2021)

Nel 2017 inserivo nella mia top ten di fine anno l'album Party With Imaginary Friends, esordio molto riuscito di una band dallo strano nome di Molly the Lollypop e lo presentavo con queste parole: "Fresco ed inventivo duo formato da Andy Irwin e Sean Hilton che si inoltra nel prog metal avvalendosi di pesanti dosi di space rock mutuato da dance e trance-ambient. Sempre in bilico tra trip popedelico e aggressività post metal, Party with Imaginary Friends è un ascolto consigliato sia ai fan dei Porcupine Tree e Ozric Tentacles versione anni '90, sia ai moderni cultori del djent."

Qualche tempo fa i Molly the Lollypop hanno cambiato nome in Mad Lollypop pubblicando il singolo The Oceanside che andrà a finire nel secondo album. Nell'attesa però la band di Indianapolis ha deciso di realizzare un piccolo EP, formato praticamente da due nuovi brani e brevi interludi, più un paio di outtakes dal primo album. Fermo restando che anche per il presente materiale rimane valido quanto scritto nel 2017, But Am I A Dream? è un buon condensato, molto ristretto, per farsi un'idea di ciò che hanno da offrire i Mad Lollypop, oltre che rappresentare una valida scusa per scoprire Party with Imaginary Friends se ancora non lo avete fatto.

giovedì 6 maggio 2021

Beautiful Bedlam - Beautiful Bedlam (2021)

 
 
Proprio un paio di mesi fa avevo parlato della prog band australiana A Lonely Crowd, la quale purtroppo ha esaurito il suo corso cinque anni fa, dopo due album e un EP. Oggi i principali esponenti del defunto gruppo, i fratelli Luke e Scott Ancell (rispettivamente chitarra e batteria), si presentano nuovamente sulle scene con un progetto fondato nel 2017 dal nome Beautiful Bedlam, affiancati da Ross Taylor alla voce e alle tastiere e James Van Strien al basso. Dopo aver rodato la compattezza quartetto dal vivo nel circuito dei locali di Melbourne, adesso sono pronti a realizzare l'omonimo esordio.

Per chi ha conosciuto gli A Lonely Crowd, nei Beautiful Bedlam ritroverà inevitabilmente alcuni aspetti sonori dei due fratelli, come ad esempio il timbro aspro e affilato come una lama della chitarra o come la batteria prominente e geometrica, ma anche il particolare modo di comporre, che qui si sviluppa e si estende ancor più chiaramente verso orizzonti più sperimentali e progressive rock e, talvolta, math rock.

Beautiful Bedlam in questo è un lavoro molto variegato per ciò che riguarda l'aspetto stilistico e non solo per la scelta di servirsi di vari ospiti vocali. Il connubio tra la batteria brufordiana e la chitarra frippiana di Scott e Luke fa serpeggiare sottotraccia un richiamo ai King Crimson dell'era '73-'74, una sensazione che si palesa fin dall'apertura nella nervosa Flaking Paint. Su Breather fa la sua comparsa la storica cantante degli A Lonely Crowd Xen Havales e l'atmosfera molto melodiosa del brano, abbinata a furiosi riff hard rock, accosta i Beautiful Bedlam all'art prog dei District 97. Ad ogni modo, pur utilizzando suoni aggressivi e spigolosi, la band non sconfina mai propriamente nel regno metal, salvo lasciarsi lo spazio per sbizzarrirsi nel finale, prima con Silent To The End dove, grazie anche all'intervento del cantante Michael Minehan, dove si spingono in una tirata thrash-prog con tanto di harsh vocals, ed infine con la minacciosa Pigment (con Matt Belleville alla voce) che, tra growl e teatralità, nel contesto dell'album pare una scheggia impazzita alla Mr. Bungle.

Ma i Beautiful Bedlam hanno ancora molto da offrire: come per gli A Lonely Crowd non ci sono reali termini di paragone con altri gruppi prog, ma nella propria varietà il gruppo si crea una sfera stilistica peculiare nella quale va ad operare. Se vogliamo proprio tirare in ballo qualcuno, possiamo affermare che i BB ambiscono all'unicità dei The Mercury Tree, come dimostrano con Two Thirds e Sweet Oblivion che la loro dimensione ideale è l'avant-garde prog. Nelle strumentali Cocktail Crime Scene e Dog's Breakfast vengono fusi prog metal e jazz con inventiva e guizzi tematici estrosi, mentre Open World e I Adore applicano benissimo il prog elettrificato e synth-etico alla forma tematica più tradizionale, senza rinunciare a personalizzarle con accorgimenti e involuzioni strumentali. Anche con questo nuovo progetto i fratelli Ancell non hanno perso la loro identità musicale, anzi la rivendicano grazie ad una prova più che convincente.

mercoledì 5 maggio 2021

Sketchshow - Waves (2021)

Negli ultimi anni il math pop è divenuto più che un elusivo sottogenere che si è sviluppato prendendo le mosse dal suo principale tronco math rock. In particolare in Inghilterra, grazie all'apporto di giovani ed agguerrite band indipendenti, si è creata una nicchia di pubblico (anche internazionale) ed ha acuisito un contorno stilistico ben definito. Fa molto piacere poi notare che all'interno di questa scena si sono distinte in modo particolare band che hanno alla testa delle frontwoman, ricordando Signals., Orchards e FES tra le migliori proposte che il math pop inglese ha oggi da offrire.

Anche gli Sketchshow rientrano tra questi e avevano fatto la loro prima apparizione nel 2018 con il fulminante EP Patchwork. Il nuovo Waves, in uscita questo venerdì, segna il ritorno dopo tre anni, ma questa volta è un full length nel quale il gruppo si è impegnato a progredire ed affinare il proprio stile. Se infatti su Patchwork l'ago della bilancia propendeva maggiormente verso l'aspetto pop del binomio, nel quale immediatezza e linearità permettevano una "gratificazione istantanea", Waves predilige una scrittura più orientata al versante "math", con qualche ammiccamento al prog. In ogni caso non si pensi ad un'opera estremamente complessa per l'ascolto, poiché rimangono intatte quelle linee ritmiche e armoniche trascinanti che ne fanno un lavoro accattivante, solo che le melodie appaiono meno prevedibili del solito e più elaborate. 

Il singolo Chrysalis può servire da buon esempio per spiegare l'evoluzione che, pur trattenendo chorus e armonie di sicuro impatto, spostano la struttura in un contesto quasi da progressive pop. Al primo impatto con Conscious, che apre il disco dopo il breve intro strumentale Awake, tra tutti sembra che la cantante Satin Bailey sia quella che ha incrementato molto il proprio stile di interpretazione, visto che in qualche momento il suo timbro vocale prende risvolti differenti rispetto all'euforico esordio. In questo caso sia lei che il gruppo appaiono più impegnati a dare un contributo emotivo ed espressivo diversificato nello svolgimento dei brani. Trust (Isn't Easy) e Conscious ricadono proprio nella tale categoria, in quanto si diramano e dipanano in vari rivoli di trama e, tra il punto di partenza e quello di arrivo, vengono proposti passaggi che mutano e rimettono in discussione la direzione della composizione.

Anche se gli stratagemmi chitarristici di Luke Phillips e Adam Curran rispecchiano il tapping e i legati tipici del math rock, l'atmosfera del funk pop di Delight e quella malinconicamente solare di Innsæi portano gli Sketchshow ad inserirsi in quella bolla pop punk e midwest emo prettamente di matrice statunitense (una strizzatina d'occhio ai Paramore forse la possiamo mettere in conto). Ai due estremi troviamo Smoke, spigolosa sia nell'incedere sia nel cantato, il quale si inserisce in modo abbastanza libero e slegato dal contesto strumentale, e Empty Without You, una altrettanto elaborata ballad math rock, ma più lineare a livello cantabile. Waves registra un sensibile incremento nella volontà di presentare una scrittura più avventurosa da parte degli Sketchshow e allo stesso tempo lascia intuire che il gruppo possa ancora progredire oltre.

 

sabato 1 maggio 2021

Altprogcore May discoveries

 

Il quintetto francese Bend the Future si è costituito ad inizio 2019 ma ha già all'attivo due album, il cui ultimo Without Notice appena pubblicato, e qualche singolo. Can Yıldırım (chitarra/voce), Rémi Pouchain (basso), Pierre-Jean Ménabé (sassofono) Piel Pawlowski (batteria) e Samy Chebre (tastiere) formano un virtuoso combo di progressive rock pesantemente influenzato da jazz, oltre che da elementi di musica mediorientale e minimalismo.

 
 
Kinglet è il progetto strumentale del chitarrista Ryan Taylor in cui è coinvolto Kendall Lantz, l'attuale batterista dei The Reign of Kindo e mixato da Adam Bentley, chitarrista degli Arch Echo. Se vi piace lo stile prog fusion di Plini l'EP Tangerine farà per voi.
 
 
 
Le Softcult, ovvero le gemelle Phoenix e Mercedes Arn-Horn, sono salite agli onori della cronaca prima di esordire con l'EP Year of the Rat per una controversia riguardo al loro singolo Uzumaki, accusato di essere un plagio del brano Two Way Mirror dei Loathe. Dopo un confronto senza polemiche con gli stessi Loathe, le Softcult hanno deciso di ritirare il pezzo dall'EP che rimane comunque influenzato dal lato shoegaze del gruppo inglese, oltre che riportare sonorità dreampop e post grunge.
 

 
La presentazione di Multiple Personalities, l'album d'esordio del trio fusion strumentale Coevality, parla di un lavoro scritto nell'arco di dieci anni al fine di limare ogni aspetto e cambio tematico, e le cui sette tracce costituiscono un concept che va interpretato come un'unica suite. Jon Reicher alla chitarra fretless,  Derrick Elliott al basso fretless e Andy Prado alla batteria, mixano elementi metal, math rock, psichedelia e jazz in modo molto professionale e gradevole.

 

Nuovi esponenti di quell'art pop inglese evoluto che ha visto tra le proprie fila Dutch Uncles e Outfit, il quartetto Zoomi si offre come un promettente seguace di un intellettuale, atmosferico ed elettronico indie rock.
 
 
 
I Vatican City Fight Club sono in quattro ma suonano come fossero un piccolo ensemble di chamber rock. Forse merito del virtuoso vibrafonista Sean Alexander Collins, che con il suo strumento aggiunge un tocco di esotismo jazz al math rock molto suadente e atmosferico della band.

 

Aidan Rogers, Keith Rogers, Jack Meidel, Kyle Bosler e Chris Kearney, muscisti attivi e conosciuti nella scena alternativa dell'area di Philadelphia, hanno formato il supergruppo Goings, esordendo con It's For You, un concentrato di piacevolissimo e orecchiabile math pop con qualche gradazione di midwest emo.

 

Humans As Ornaments è un duo tedesco che produce un potente post hardcore a tratti complesso e selvaggio come il mathcore, a tratti art rock ambizioso che pare un connubio tra i primi Biffy Clyro e i norvegesi 22. D'altra parte il loro nome, mutuato da una citazione di un testo dei The Mars Volta, non poteva che tradire tale retaggio.

 

Con il secondo album Point Fingers i belgi The Guru Guru hanno consolidato la loro ricerca nello scrivere canzoni che appartengono alla sfera dell'alternative hardcore, per poi cercare di aggiungerci peculiarità math rock e art rock con la finalità di renderle più personali possibile e fuori dagli schemi prevedibili. 

 

Assertion è la nuova band dell'ex batterista dei Sunny Day Real Estate, The Fire Theft e Foo Fighters William Goldsmith, fondata insieme a Justin Tamminga (voce e chitarra) e Bryan Gorder (basso). Il sound è naturalmente molto derivato dall'emo e dal grunge anni '90, elementi che ne fanno un ascolto di sicuro interesse per i nostalgici di quell'era.

 

Il curriculum del bassista Evan Marien è impressionante: oltre ad essere stato l'ultimo bassista a suonare con Allan Holdsworth, ha anche collaborato con Tigran Hamasyan, Louis Cole (Knower), Jack DeJohnette, Wayne Krantz e molti altri. Nel suo progetto solista in coppia al batterista Dana Hawkins, Marien esplora l'elettronica funk r'n'b e soul in brani pieni di groove e manipolazioni sonore che toccano anche il math rock e la fusion. Un mix che rende Parallels un ascolto variegato ed imprevedibile.

 

Un altro chitarrista prog fusion. Però c'è da dire che, al contrario di molti altri, il misterioso unit.0 con questo suo primo EP non punta esclusivamente sul virtuosismo degli assoli, ma si impegna nel creare un'atmosfera e un mood attravreso progressioni di accordi celestiali e tappeti di tastiere eteree che derivano il sound malinconico della synthwave. 
 
 
 
I This New Basement sono un quartetto del Massachusetts che suona un progressive rock sperimentale nel quale si infilano molte influenze, ma tutto interpretato come fosse una jam band psichedelica che arriva da un universo parallelo. Sembra tutto improvvisato e i cambi di direzione risultano tanto inaspettati quanto assurdamente fuori dagli ordinari schemi armonici.